Tempo e pazienza

«Ma vedi, mio caro, non c’è nulla di più forte di quei due combattenti là: tempo e pazienza; sono quelli che faranno tutto.» 

Citazione tratta da Guerra e pace, di Lev Nicolaevic Tolstoj  

 

Proprio come scriveva Tolstoj nel suo capolavoro Guerra e pace, i combattenti più forti – anche sui mercati, aggiungiamo noi – sono il tempo e la pazienza. Ed è bene ricordarlo in un periodo come quello attuale, in cui lo scenario geopolitico – che sta facendo “impazzire” i prezzi dei beni energetici alimentando paure sull’inflazione – potrebbe spingere a scelte intempestive dettate dall’impazienza. 

Secondo la multinazionale di servizi finanziari Charles Schwab, la cosa migliore è riflettere sui potenziali scenari e mantenere un atteggiamento strategico. Difatti, in una recente analisi, la società ha ribadito che «apportare cambiamenti reattivi all’allocazione dei portafogli può portare a effetti negativi. Portafogli costruiti strategicamente e ben diversificati sono progettati per resistere a shock geopolitici periodici come questo. La storia suggerisce che i mercati azionari tendono a rimbalzare rapidamente quando viene raggiunto un cessate il fuoco». 

Partendo da tale monito, vediamo i possibili scenari delineati da Charles Schwab. Quello positivo è caratterizzato da una rapida conclusione della guerra tra Usa e Israele contro l’Iran, con la produzione e le spedizioni di petrolio e gas che tornano alla normalità e i prezzi di mercato che rientrano verso i livelli precedenti al conflitto. 

Nello scenario moderato, gli attacchi e i contrattacchi continuano per alcune settimane a intensità ridotta, prima di concludersi gradualmente. I prezzi del petrolio potrebbero rimanere elevati, ma senza una grave interruzione delle forniture. In tale contesto, per Charles Schwab «l’avversione al rischio può restare più alta più a lungo e la leadership di mercato potrebbe rimanere agli asset considerati “beni rifugio” e ai settori meno esposti ai costi energetici. Le azioni statunitensi potrebbero sovraperformare Europa e Asia-Pacifico su base relativa, mentre i settori legati all’energia e alla difesa tenderebbero a reggere meglio rispetto ai comparti più sensibili al costo dell’energia, come compagnie aeree e trasporti».  

Secondo gli esperti, gli scenari positivo e moderato sono al momento i più probabili. 

Invece, lo scenario negativo è caratterizzato da un conflitto duraturo che impatta sulle forniture energetiche e spinge i prezzi dei beni energetici più in alto per un periodo prolungato. Un simile contesto aumenterebbe il rischio di recessione, facendo al contempo salire l’inflazione: una combinazione complessa, con il rischio di ribassi intensi sui mercati azionari globali. 

«I rischi per le azioni dei mercati emergenti sono maggiori rispetto a quelli dei mercati sviluppati, a causa dell’impatto che una valuta più debole può avere su inflazione e deflussi di capitale», ha scritto Charles Schwab. Per esempio, i forti cali recenti (in pochi giorni) dell’indice KOSPI della Corea del Sud hanno messo in evidenza tale criticità. «Scorte limitate di gas naturale liquefatto (GNL) e un won coreano più debole hanno portato a vendite forzate da parte degli speculatori, facendo accelerare il ribasso del mercato azionario».  

Gli esperti, restando sul Paese asiatico, hanno poi ricordato che l’indice MSCI Korea ha oltre il 50% di esposizione verso due società produttrici di chip di memoria, che potrebbero diventare sempre più carenti con una guerra lunga, «sia a causa di restrizioni nell’accesso all’energia sia per l’aumento dei prezzi energetici». 

Tuttavia, Chrales Schwab ha detto che «il nostro outlook positivo per l’esposizione azionaria internazionale rimane intatto, basato su diversi fattori chiave: accelerazione degli utili, valutazioni più attraenti rispetto agli Stati Uniti, esposizioni settoriali favorevoli e un dollaro più debole». Tali fattori sono ritenuti un sostegno per le azioni internazionali nei due scenari che sono considerati i più probabili. 

Tra le altre dinamiche da tenere a mente, vi sono alcuni indicatori anticipatori che stanno migliorando, supportando l’accelerazione delle aspettative sugli utili. Difatti, il Global Manufacturing Purchasing Managers’ Index (PMI) è salito a un massimo di quattro anni a febbraio, con un aumento dei nuovi ordini che indica crescita e investimenti continui.  

E in attesa di capire come si evolverà effettivamente lo scenario, tempo e pazienza sono i principi a cui rimanere ancorati.