Swiss Mirror – Dall’automazione all’AI, la Svizzera è una casa per il tech internazionale

Mobilità autonoma, neurotecnologie, intelligenza artificiale, robotica, automazione industriale e crittografia. Solo alcuni esempi dei settori ad alto tasso di innovazione che trovano terreno fertile in Svizzera.

Secondo innovando.news, benché, nelle fonti pubbliche disponibili, non esista un elenco completo di tutte le società estere che si sono stabilite nel Paese, si possono incrociare diversi dati e casi di successo per avere una panoramica chiara.

Stando alle informazioni dell’organizzazione Switzerland Global Enterprise, nel 2024 gli enti cantonali, regionali e nazionali di promozione economica hanno supportato l’insediamento di 231 aziende internazionali in Svizzera. Circa due terzi di queste erano riconducibili a tecnologie chiave, dal foodtech alle innovazioni sanitarie. Successivamente, nel 2025, le imprese attratte sono aumentate a 264, con circa l’80 per cento attivo in ambiti tecnologici.

«Questi numeri non descrivono soltanto un flusso di nuove sedi legali o uffici commerciali – si legge su innovando.news – Indicano una scelta localizzativa in cui contano accesso al talento, stabilità normativa, prossimità a università e politecnici, disponibilità di capitale specializzato, proprietà intellettuale e collegamento con mercati europei. La Svizzera non compete principalmente sul costo del lavoro, ma su densità scientifica, qualità infrastrutturale e reputazione istituzionale». Questi, per le realtà deep tech, sono fattori di primaria importanza.

Tutto si unisce anche a un ecosistema in grado di attrarre grandi investitori. Basti pensare alle recenti dichiarazioni di George Robson, socio di Sequoia Capital: «Grazie a università tecniche di livello mondiale che attraggono talenti internazionali, gli imprenditori con sede in Svizzera stanno affrontando le sfide del futuro nei settori della robotica, dell’automazione industriale, dell’energia e dello spazio. Noi di Sequoia vogliamo collaborare con gli imprenditori che stanno costruendo le aziende generazionali del futuro, e questa cultura dell’innovazione è profondamente radicata nell’ecosistema svizzero».

Tra le aree preferite dalle società mappate da innovando.news, per esempio, ci sono la regione di Zurigo e il vicino Canton Zugo. Qui si sono insediati o hanno ampliato la propria presenza attori globali come OpenAI, Anthropic, Baidu Apollo, ESTUN Robotics Europe, BYD e NEURA Robotics. Le informazioni disponibili «non attribuiscono a tutte queste operazioni la stessa natura: alcune sono nuove sedi, altre hub di ricerca, altre ancora ingressi commerciali o centri di competenza», ha spiegato innovando.news.

Per esempio, OpenAI ha scelto Zurigo come uno dei propri poli europei, concentrandovi attività legate allo sviluppo di modelli multimodali e al reclutamento di ricercatori e ingegneri altamente qualificati. La località svizzera, difatti, può contare su un ecosistema particolarmente favorevole. Si pensi alla presenza di istituzioni di eccellenza come ETH Zurich e l’Università di Zurigo, affiancate da centri di ricerca applicata e startup innovative.

E anche la Svizzera romanda e l’area di Berna attirano aziende estere. Nel 2025, il Greater Geneva Bern area ha indicato l’insediamento di 91 aziende internazionali, con una forte presenza nei settori ICT, life science, micro e nanotecnologie, tecnologie di precisione e cleantech. Parallelamente, il tessuto industriale ha continuato a rafforzarsi in comparti strategici come automazione, blockchain industriale, mobilità, neurotecnologie e tecnologie quantistiche.

In generale, per la Confederazione, la crescente capacità di attrarre aziende internazionali porta con sé importanti opportunità, ma anche nuove sfide. L’arrivo di nuove imprese dall’estero crea occupazione qualificata e favorisce il trasferimento di competenze, ma intensifica anche la competizione per i talenti, aumenta la pressione sul mercato immobiliare e pone nuove sfide alle startup locali nella ricerca di personale e capitali.

Per le istituzioni svizzere la sfida sarà trasformare questi nuovi insediamenti in un vantaggio duraturo per il Paese, favorendo collaborazioni scientifiche, occupazione stabile, nuove iniziative imprenditoriali, ricadute industriali e un ulteriore rafforzamento delle competenze locali. Il quadro complessivo sembra proprio andare in questa direzione.