Solitudine condivisa

“Perché questo è l’ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell’uomo – di noi e degli altri”

Cesare Pavese

 

Solitudine e compagnia sono due facce della stessa medaglia. E chi meglio di noi può dirlo? Noi che coi nostri occhi abbiamo osservato il passaggio di testimone tra due millenni, e che spesso siamo condannati a vivere stipati in metropoli di un mondo che ogni giorno sembra farsi più piccolo. Molte volte infatti, seppur circondati da miriadi di persone, la solitudine irrompe in punta di piedi nella nostra quotidianità. In quei momenti, i nostri pensieri iniziano a girare senza sosta nei locali abbandonati della nostra mente, e sembrano non trovare via d’uscita. Finché il pensiero e le emozioni non si scontrano con qualcosa di estraneo a noi stessi, non vi saranno né progresso né confronto. Ciò che conta è che vi sia un contatto con l’esterno, ovvero che l’uomo e i suoi pensieri possano trovare posto a sedere in una sala affrescata popolata da uomini avvolti nelle loro solitudini.

C’è bisogno di creare qualcosa di nuovo, e perché no una solitudine condivisa?

Alla vigilia della tanto attesa firma di un accordo commerciale tra Cina e USA, Donald Trump, guardingo per natura, pare volersi dare nuovamente all’attacco. Le minacce dei suoi tweet questa volta sono rivolte proprio a noi. “L’Unione Europea per molti anni si è avvantaggiata sugli Stati Uniti nel commercio. Ma questo finirà presto!”. Sono queste le parole del tycoon statunitense. Parole il cui eco lascia presagire che il vecchio continente, già debilitato per le sue faccende interne, non potrà tirare il fiato neppure questa volta. L’ira funesta del presidente USA questa volta è stata aizzata dai sussidi della stessa UE a Airbus, la principale rivale della statunitense Boeing. La minaccia di Trump è di imporre dazi dal valore di 11 miliardi di dollari diretti a colpire prodotti europei. La guerra commerciale avrà come vittime i prodotti più disparati: dalle bollicine di prosecco a formaggi, elicotteri, motocicli, capi d’abbigliamento e così via.

Notizie da Francoforte confermano tassi d’interesse invariati fino al 2019, con il tasso principale fermo allo 0%. Nel frattempo il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita dell’economia italiana (a +0.1%). Quest’ultima barcolla con un debito al 132.8 %, e riporta in campo un rischio sovrano difficile da ignorare, in un contesto europeo di incertezza diffusa. L’FMI ha avvertito ieri che un “no deal” porterebbe a una recessione di due anni in Gran Bretagna. Si vocifera che le conseguenze per il Regno Unito sarebbero «sette volte peggiori» dell’impatto sui Paesi Ue.

Nel frattempo ieri sera a Bruxelles i leader europei si sono riuniti per decidere le sorti del Regno Unito. Theresa May con indosso un azzeccato tailleur blu elettrico (abbinato a quello della cancelliera Angela Merkel), pare non vedersela altrettanto bene con le trattative politiche.  L’inquilina di Downing Street ha presentato ai 27 stati europei la richiesta di un’estensione che conceda tempo al Regno Unito per giungere ad un accordo e uscire dall’UE dopo la ratifica di quest’ultimo. Dopo sei ore di dibattito, i 27 leader europei hanno trovato un compromesso e hanno accordato alla Gran Bretagna una proroga fino al 31 ottobre 2019, con un “checkpoint” in giugno per monitorarne i progressi.

Per quanto riguarda i mercati questa settimana il comparto energetico, grazie al rally del petrolio (il Brent è salito oltre i 71$), si guadagna il primo posto sia in Europa che negli Usa. Rimaniamo in attesa delle trimestrali statunitensi, che ci permetteranno di capire il vero stato di salute di Wall Street.

Possiamo affermare che la panoramica mondiale nonostante l’incertezza diffusa rimane pur sempre un teatrino incalzante. Per quanto riguarda noi spettatori, fermo restando che ritengo che la solitudine sia condizione umana imprescindibile, essa non può che fungere da motore per la ricerca di una nuova forma di condivisione. È infatti necessaria la nascita di un dialogo veritiero tra le nazioni, ed in primis tra gli uomini; un dialogo che sia segno di un’umanità che vuole conoscersi e fare passi, seppur lentamente, in avanti. L’alternativa è il nulla.

Pavese con i suoi nobili versi riesce ad esprimerlo in maniera molto chiara:

“Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà, non c’è cosa più amara dell’inutilità. La lentezza dell’ora è spietata per chi non aspetta più nulla.”