Mission to Mars

«Io vado. È per questo che sono nato. Maggie l’aveva detto: “per esplorare un nuovo mondo e… e guardare oltre, verso quello futuro”.»

Citazione tratta dal film Mission to Mars, regia di Brian De Palma.

 

«Esplorare un nuovo mondo e… e guardare oltre, verso quello futuro». La missione di Gary Sinise nei panni di Jim McConnell è più attuale che mai. C’è una società, difatti, che sta preparando la più grande IPO della storia con l’obiettivo, tra gli altri, di colonizzare Marte. Non è un modo di dire: è una delle “mission” contenute nel prospetto depositato da SpaceX per sbarcare, a giugno, sul Nasdaq.

La società di Elon Musk – attiva nel settore dei razzi, dei satelliti e dell’intelligenza artificiale – punta a una valutazione di circa 1,75 trilioni di dollari, segnando un nuovo record storico dopo gli 1,7 trilioni di Saudi Aramco nel 2019. Con l’IPO, il gruppo dovrebbe raccogliere 80 miliardi di dollari o più, soldi assolutamente necessari per far funzionare le gigantesche astronavi della società e sviluppare tutti i progetti nella testa di Musk.

C’è sicuramente un pubblico, anche retail, entusiasta di questo annuncio, vedendo un’opportunità incredibile di partecipare a un progetto rivoluzionario. Tuttavia, alcuni osservatori invitano alla prudenza.

Barron’s, per esempio, ricorda che «bigger isn’t necessarily better». Difatti, «i dati storici mostrano che le IPO più grandi degli Stati Uniti tendono a rendere meno del mercato, e una quota tutt’altro che irrilevante di quei titoli ha prodotto rendimenti negativi».

Escludendo Cerebras Systems, il produttore di chip che ha completato la propria IPO poche settimane fa, 36 società statunitensi si sono quotate sulla borsa americana con una capitalizzazione di mercato pari o superiore a 15 miliardi di dollari, secondo FactSet. Solo nove hanno superato i rendimenti dell’S&P 500 rispetto al prezzo di chiusura del primo giorno di contrattazione. Soltanto 17 hanno generato rendimenti positivi in assoluto.

Inoltre, la prossima ondata di mega-IPO presenta un particolare profilo di rischio, poiché «gli investitori privati non vedono l’ora di incassare guadagni attesi da tempo. Persino gli investitori più esperti e navigati potrebbero temere di perdere l’occasione. Ma SpaceX e le altre società in arrivo in borsa non si comporteranno come azioni normali per mesi, se non più a lungo, e gli scambi promettono di essere turbolenti e imprevedibili».

Dunque, Barron’s suggerisce una via precisa: «Aspettare che il caos si plachi potrebbe non essere emozionante. Ma sarebbe una scelta astuta».

Bisogna anche considerare l’effetto hype mediatico: «SpaceX è stata l’azienda privata più famosa del mondo, legata a una delle figure pubbliche più polarizzanti in vita, e per due decenni è rimasta inaccessibile alla maggior parte degli investitori», ha commentato Jake Miller, cofondatore di Opto, una piattaforma tecnologica per investimenti privati. Si tratta dunque di «una storia da IPO generazionale, non una normale».

Per ora, SpaceX è una società non redditizia. Guardando al primo trimestre del 2026, la compagnia aerospaziale ha registrato una perdita operativa di 1,9 miliardi di dollari, causata principalmente da una perdita di 2,5 miliardi nel segmento dell’intelligenza artificiale.

E gli obiettivi futuri sono particolarmente ambiziosi: i piani del gruppo di Musk si basano su tecnologie che per gran parte dei futuri flussi di ricavi non sono ancora state costruite, inclusa la gestione di data center alimentati da energia solare nello spazio. Con il fine di raggiungere un mercato potenziale enorme: 28.500 miliardi di dollari, secondo il prospetto.

Tuttavia, c’è chi è meno prudente di Barron’s e dice che è meglio non fare troppe analisi “tradizionali”: il “fattore Musk”, con la sua imprevedibilità e i risvolti potenzialmente positivi o negativi, potrebbe contare più dei fondamentali economici.

Basti ricordarsi delle auto elettriche di Tesla, per anni un buco nero di liquidità e in diverse occasioni sull’orlo della bancarotta. Eppure, chi ha investito con pazienza è stato ricompensato generosamente. Oggi, Tesla è la casa automobilistica (che però fa affari anche nella robotica, nella guida autonoma, nell’energia e nell’AI) con il maggior valore al mondo.

Inoltre, tornando a SpaceX, il gruppo ha già raggiunto alcuni risultati impressionanti nonostante il bilancio ancora in rosso. Per esempio, la società è responsabile della maggior parte dei lanci orbitali a livello mondiale e il suo impiego di razzi riutilizzabili ha portato i costi per lancio ben al di sotto di quanto il settore ritenesse possibile.