Lo scorrere delle stagioni

«Le stagioni scorrono in un ciclo continuo. Anche la vita attraversa inverni difficili. Ma, dopo ogni inverno, torna sempre la primavera.»

Citazione tratta da Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi

 

«Le stagioni scorrono in un ciclo continuo», come scrive Toshikazu Kawaguchi. Ed è così anche per l’economia che, talvolta, «attraversa inverni difficili». Tuttavia, bisogna sempre tenere a mente che «dopo ogni inverno, torna sempre la primavera». E dopo stagioni fatte di inflazione galoppante e politiche monetarie restrittive, l’anno prossimo potrebbe svilupparsi un nuovo scenario.

L’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, salvo grandi sorprese, sembra sulla via della conclusione. Tuttavia, per passare dalla fine della stretta all’inizio di una “stagione dei tagli” al costo del denaro bisogna avere ancora un po’ di pazienza.

Focalizziamoci sull’Europa: il governatore della banca di Francia e membro del Consiglio direttivo della BCE, François Villeroy de Galhau, di recente ha parlato delle prossime mosse dell’Eurotower, confermando che l’era dei rialzi dei tassi volge al termine. Si tratta di una dinamica che ormai è scontata dai mercati, che però si interrogano sulla tempistica dei tagli. «La Banca Centrale Europea dovrebbe tagliare i tassi a un certo punto nel 2024, dopo aver mantenuto un livello elevato del 4% abbastanza a lungo da garantire l’abbattimento dell’inflazione», ha detto Villeroy.

«Qualsiasi taglio agli oneri finanziari il prossimo anno – ha sottolineato – sarà basato sui dati e deciso indipendentemente da qualsiasi mossa della Federal Reserve americana». Successivamente, il governatore della banca di Francia ha aggiunto che «le cose stanno andando nella giusta direzione per quanto riguarda l’inflazione, che è la principale preoccupazione dei francesi» e non solo.

Villeroy ha poi ribadito che l’inflazione dovrebbe calare al 2% nel giro di due anni. Il banchiere ha detto chiaramente che «questa non è solo una previsione, è un impegno. Riporteremo l’inflazione al 2% da qui al 2025». Le prospettive sono confortanti rispetto al paragone con lo scenario peggiore di un anno fa, che prevedeva un’inflazione record che avrebbe alimentato una spirale recessione-disoccupazione. «I tassi di interesse hanno avuto un ruolo nel rallentamento dell’economia, ma c’è una sorta di atterraggio morbido», ha spiegato Villeroy. «Ora dobbiamo essere proporzionati nella fissazione dei tassi di interesse: stabilità e taglio probabilmente nel 2024». 

E dall’altra parte dell’Oceano che succede? Anche lì, al momento, i tassi restano fermi. Settimana scorsa, la Federal Reserve ha deciso, per la terza riunione consecutiva, di non modificare nulla. La percentuale è quindi rimasta invariata in una forchetta fra il 5,25% e il 5,50%, ai massimi da 22 anni. E il numero uno della banca centrale americana, Jerome Powell, ha chiarito che «siamo probabilmente al picco, o vicini al picco, per questo ciclo» restrittivo.

L’analisi dell’economia contenuta nel comunicato finale è simile a quella della riunione del 1° novembre. Con però alcuni elementi aggiuntivi: in primis la FED ha sottolineato che l’attività economica è in rallentamento rispetto al terzo trimestre (PIL annualizzato al +4,9%, che corrisponde a un 1,3% trimestrale) e, inoltre, si registra un calo dell’inflazione che pure rimane «elevata». Powell si è mosso con estrema prudenza, ricordando che «non è garantita» la continuazione del trend dell’inflazione verso il basso e che il percorso dell’andamento dei prezzi resta «incerto». La FED ha quindi precisato che «abbiamo ancora strada da fare. Non cantiamo vittoria. Sarebbe prematuro».

Tuttavia, possiamo dire che un “cambio di stagione” non è poi così azzardato. Infatti, l’analisi dei “dots”, i punti con i quali i governatori indicano individualmente le proprie previsioni sull’andamento dei tassi, rivela che la Federal Reserve è orientata ad accelerare la normalizzazione della politica monetaria. Guardando alla mediana delle proiezioni, il costo ufficiale del credito potrebbe scendere nel 2024 al 4,5-4,75%. Questo significa che l’anno prossimo si stimano tre tagli dei tassi, contro le precedenti previsioni di due tagli di 25 punti base.

E negli anni successivi la sforbiciata dovrebbe proseguire. È possibile immaginare dei tassi al 3,5-3,75% a fine 2025 (ovvero una sforbiciata di un altro punto percentuale) e un ulteriore calo nel 2026. Dunque, le stagioni scorrono in un ciclo continuo. E anche se bisogna restare prudenti, tutto indica che nel 2024 si aprirà una nuova stagione che potrebbe sorridere agli investitori.