Litigio e giudizio
- 23 Ottobre 2025
- Posted by: VectorWM
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«Dovunque può essere litigio, ivi debbe essere giudicio.»
Citazione tratta dal Monarchia, di Dante Alighieri
Ovunque vi sia un litigio, lì dovrebbe esserci anche un giudizio, un modo per arrivare a una risoluzione. Quello che scriveva Dante dovrebbe essere d’ispirazione anche per le dispute commerciali dei giorni nostri.
Sotto i riflettori dei mercati ci sono soprattutto le relazioni tra Stati Uniti e Cina, che alternano momenti di distensione a momenti di elevata conflittualità. Diversi esperti sostengono che l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump non sappia esattamente come gestire Pechino.
Andiamo con ordine circa gli sviluppi più recenti. Il 9 ottobre, la Cina ha ampliato le restrizioni sull’esportazione di metalli delle terre rare, utilizzati per i chip e, dunque, in numerose industrie strategiche, come veicoli elettrici, smartphone, computer portatili e attrezzature militari.
Per la prima volta, è stato anche richiesto ai Paesi di ottenere una licenza per esportare terre rare e alcuni materiali per semiconduttori qualora contenessero tracce di minerali provenienti dalla Cina o prodotti usando tecnologia cinese.
Le azioni di Pechino non sono nate da un giorno all’altro senza motivo. Queste, infatti, sono arrivate come ritorsione dopo che gli Stati Uniti hanno ampliato la loro «Entity List», una lista di restrizioni commerciali che include determinate persone, entità o governi esteri, limitando ulteriormente l’accesso della Cina ai chip per semiconduttori più avanzati, nonché imponendo tariffe su navi collegate al gigante asiatico. La Cina ha inoltre reagito applicando tasse ad hoc sulle navi di proprietà, gestione, costruzione o bandiera statunitense.
In tale contesto, Al Jazeera ha fatto il punto sul parere di alcuni esperti. «Per gli Stati Uniti, le azioni sui chip e sulle tariffe nel settore marittimo non erano legate all’accordo commerciale con la Cina», ha detto Vina Nadjibulla, vicepresidente per ricerca e strategia presso la Asia Pacific Foundation of Canada.
Da allora, i due Paesi sono anche coinvolti in una «guerra dell’informazione», ha sottolineato Nadjibulla. Ma al di là della retorica, il mondo sta vedendo la Cina intensificare le sue azioni.
Per esempio, Pechino sta compiendo delle ritorsioni che possono colpire potenzialmente anche altri Paesi oltre agli Stati Uniti. Per Nadjibulla «questa è una guerra commerciale molto diversa da quella che vedevamo anche solo tre mesi fa» e Pechino è pronta «a rispondere a ogni escalation statunitense e a far tornare gli USA sui propri passi».
Secondo Dexter Tiff Roberts, senior fellow non residente presso l’Atlantic Council Global China Hub, la Cina pensa di avere maggiori leve rispetto alla controparte. «L’amministrazione Trump non sa esattamente come affrontare la Cina – ha detto Roberts – Non comprendono che la Cina è disposta a sopportare molta pressione» e non sarà facilmente intimorita dalle minacce statunitensi.
Pechino, invece, ha capito che Trump è determinato a chiudere un “grande accordo” e – qualora avvenisse l’incontro di persona tra i presidenti delle due potenze – vuole che venga esaltato questo (ad oggi ipotetico) risultato, forse perché «ritiene che sia importante per le sue credenziali di grande negoziatore». Il tema è che questo grande accordo, Trump non può ottenerlo senza cedere di più alla Cina.
Wei Liang, professoressa presso il Middlebury Institute of International Studies, è sulla stessa lunghezza d’onda. «Trump ha una storia di TACO», ha detto, riferendosi a un termine coniato dal Financial Times a maggio, che sta per «Trump always chickens out» («Trump fa sempre marcia indietro»), in riferimento all’annuncio di tariffe seguito da esenzioni e rinvii nelle date di applicazione.
Inoltre, secondo Liang, il presidente americano si preoccupa molto delle reazioni del mercato azionario, rendendolo più flessibile a fare concessioni: la Cina lo ha capito. In aggiunta, Trump è al momento colpito anche dai problemi che arrivano dall’interno: l’impatto delle tariffe inizia a farsi sentire in alcuni settori, la crescita economica è a rischio di rallentamento e la disoccupazione è in surriscaldamento.
Impossibile dire con certezza cosa succederà, ma se queste riflessioni si rivelassero effettive, non è da escludere un accordo che rasserenerà i mercati, con Trump che, al di là della propaganda, nel concreto farà delle concessioni a Pechino.

