La “verità vera” di Musil

«Non è affatto vero che lo scienziato insegue la verità, è la verità a inseguire lo scienziato. Lui la subisce. La verità è vera e il fatto è reale senza che debbano curarsi di lui.»

Citazione tratta da L’uomo senza qualità, di Robert Musil

 

Chi si occupa di investimenti è come lo scienziato di Musil: non insegue la vertà, è la verità a inseguire lui. Perché «la verità è vera e il fatto è reale senza che debbano curarsi di lui». Prima di investire, infatti, è necessario analizzare e informarsi. Ovvero indagare la verità e vagliare i fatti, siano essi positivi o negativi, così da elaborare una strategia di portafoglio performante.

I riflettori degli operatori, questa settimana, sono stati puntati sulla verità dell’Eurozona. I dati recentemente pubblicati, in particolare, indicano che il PIL è rimasto fermo nel quarto trimestre del 2023, dopo il -0,1% del terzo. Il risultato è stato lievemente migliore delle attese degli economisti, che si aspettavano un altro calo dello 0,1%. Guardando in faccia la verità, ci sono luce e ombre: da un lato, la recessione tecnica è stata evitata per un soffio. Ma dall’altro, l’economia europea è ferma da oltre un anno, con variazioni trimestrali attorno allo zero.

Comunque, nessuna sorpresa. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, aveva previsto una stagnazione nell’Eurozona al termine dell’ultimo consiglio direttivo. Inoltre, bisogna sottolineare che la trasmissione della politica monetaria raggiungerà il livello massimo nei prossimi mesi, incidendo ulteriormente sul PIL. Tuttavia c’è da dire anche che, secondo le attese di mercato, l’Eurotower ridurrà i tassi ad aprile e farà altri cinque tagli quest’anno.

Stando a Barclays, «i dettagli finora forniti indicano una domanda interna debole e in rallentamento, in particolare per quanto riguarda gli investimenti». In ottica futura, la BCE si attende una ripresa, già nel corso del 2024, dovuta al raffreddamento dell’inflazione e all’aumento del potere d’acquisto dei consumatori. La tempistica e l’entità del taglio dei tassi, in ogni caso, dipenderanno anche dalle proiezioni macro di marzo e dai prossimi dati sui salari e sulla crescita dei prezzi.

Ad oggi, la Germania è il Paese dell’Eurozona più in difficoltà (-0,3% nel quarto trimestre, dopo la stagnazione nel terzo) a causa della riduzione degli investimenti nelle costruzioni e nei macchinari. Il PIL della Francia è invece stabile da due trimestri, mentre l’Italia ha mostrato una leggera crescita (+0,2% nel quarto trimestre, + 0,1% nel terzo).

È importante ricordarsi che, in generale, il sentiment sul futuro è cauto ma positivo. Lo scorso dicembre, l’indice della Commissione europea che misura la fiducia di imprenditori e consumatori nelle prospettive dell’economie (Esi) ha registrato un incremento di 2,4 punti nell’area della moneta unica (arrivando a quota 96,4 punti), e di 1,8 punti considerando l’intera Ue (95,6 punti). L’incremento maggiore, tra le principali economie d’Europa, è relativo all’Italia (più 2,6 punti) la quale è seguita da Spagna e Germania (più 2,4 punti).

Passando agli States, chi sicuramente cerca la verità è Nassim Nicholas Taleb, studioso noto per aver scritto Il cigno nero. Ma in questi giorni sta mettendo in guardia da un cigno bianco, ovvero un rischio che invece di essere raro è un po’ più probabile. Come un numero crescente di osservatori economici, Taleb sostiene che bisogna monitorare con attenzione il deficit del bilancio federale. A suo avviso, sta crescendo in maniera eccessiva. L’ideatore del paradigma del cigno nerso si è unito all’ex segretario al Tesoro statunitense Robert Rubin, e al vicepresidente di BlackRock Philipp Hildebrand, nel lanciare l’allarme sulle conseguenze derivanti dall’esplosione del debito. Oltre allo spettro estremo del default, i rischi più ravvicinati riguardano il possibile impatto sullo status globale del dollaro. «Finché il Congresso continuerà a prorogare il limite del debito e a fare accordi perché ha paura delle conseguenze di fare la cosa giusta, ci sarà una spirale del debito», ha detto Taleb. E una spirale del debito non porta a nulla di buono.

Tuttavia, gli States hanno imponenti risorse e, affrontando la questione, possono correre in maniera sostenibile. Soffermandosi su alcune verità positive, va sottolineato che con il rallentamento dell’inflazione e la crescita dell’economia, la fiducia dei consumatori è salita ai massimi dal dicembre 2021, secondo l’indice del Conference Board. Il risultato pubblicato questo mese è aumentato dai 108 punti di dicembre a 114,8 punti. Parliamo del terzo rialzo mensile consecutivo, contro attese pari a 115 punti.