La paura e la ragione

«In guerra non ho mai smesso di aver paura, nemmeno per un attimo, e penso che sia proprio questo il motivo per cui sono rimasto vivo e non ho perso la ragione.»

Citazione tratta da Caduta Libera, di Nicolai Lilin

 

Nell’ultima settimana, sui mercati si sono ampliate alcune preoccupazioni che riguardano la “guerra” contro il Covid-19. Premessa: un po’ di “paura”, nella giusta dose, può avere conseguenze positive perché porta a non abbassare la guardia e, come nella descrizione di Nicolai Lilin, può aiutare a non far perdere la ragione. Attualmente, la principale paura – nella speranza che sia ben dosata – riguarda la crescita dei contagi, che in alcune aree del mondo è particolarmente marcata (e tale tendenza potrebbe portare a nuovi lockdown).

Tra i Paesi sotto stretta osservazione c’è la Gran Bretagna. Durante un discorso televisivo alla nazione, il premier Boris Johnson ha detto che il Covid-19 sta «tornando a diffondersi in maniera esponenziale, come vediamo» dai numeri di Stati quali «la Spagna o la Francia», e il Regno Unito deve adottare nuove restrizioni per «frenare il virus adesso». Bisogna «fare tutto il possibile per evitare un nuovo lockdown».

Il governo ha deciso quindi di ripristinare i limiti agli orari di pub, ristoranti e bar di tutta l’Inghilterra (con coprifuoco alle 22) ed è tornato a incoraggiare lo smart working. Inoltre, sono previste l’estensione dell’obbligo legale della mascherina e l’introduzione di controlli stringenti sul tetto massimo – pari a sei persone – nei contatti sociali. Tra le altre decisioni, c’è il rinvio al ritorno del pubblico negli eventi sportivi.

Un’altra paura che coinvolge il Regno Unito riguarda la possibilità di Brexit senza accordo. A fine anno scadono i termini per trovare un’intesa, e Londra e Bruxelles non stanno facendo grandi progressi nelle trattative. Secondo gli analisti, il No Deal causerebbe pesanti conseguenze economiche e logistiche negative per vari settori. Nel frattempo, secondo Bloomberg News, JPMorgan sposterà circa 200 miliardi di euro dal Regno Unito alla Germania come risultato del divorzio dall’Unione europea. La testata ha inoltre aggiunto che l’istituto prevede di completare il passaggio di alcuni asset nella propria filiale di Francoforte entro la fine del 2020. A gennaio, la banca aveva anche annunciato l’intenzione di espandere l’hub parigino nell’ambito dei piani per il trasferimento di vari servizi dalla Gran Bretagna all’Ue.

Passando agli Stati Uniti, i morti da Covid-19 sono arrivati a oltre 200.000. Accanto a questo tragico bilancio, una buona notizia arriva dal fronte della ricerca scientifica. È infatti partito il test di fase 3 del candidato vaccino anti-coronavirus dell’azienda Janssen, della Johnson & Johnson, che prevede l’arruolamento di 60.000 volontari. Lo hanno annunciato Anthony Fauci, direttore generale dell’Istituto americano per le malattie infettive (Niaid), e l’ente americano per la ricerca biomedica Barda (Biomedical Advanced Research and Development Authority). Si tratta del quarto test in stadio avanzato in corso negli Usa dopo quelli delle aziende Moderna, AstraZeneca e Pfizer. «Quattro candidati vaccini Covid-19 sono giunti alla fase 3 dei test clinici negli Stati Uniti poco più di otto mesi dopo l’identificazione del virus SarsCoV2», ha detto Fauci. Ciò rappresenta «un’impresa senza precedenti per la comunità scientifica, resa possibile da decenni di progressi nella tecnologia dei vaccini e da un approccio strategico coordinato in tutto il governo, l’industria e il mondo accademico».

Novità arrivano anche dalla Federal Reserve. Il presidente dell’istituto, Jerome Powell, ha ribadito l’utilità dell’operato della banca centrale durante l’audizione al Congresso presso la Sottocommissione della Camera dei Deputati sulla crisi da coronavirus. In particolare, ha difeso il Main Street Lending Program, il piano di sostegno alle piccole e medie imprese americane colpite dall’emergenza: «Abbiamo fatto praticamente tutte le cose che possiamo pensare di fare». Powell ha inoltre aggiunto che al momento non sono ipotizzate modifiche sostanziali al programma.

Il numero uno della banca centrale ha poi garantito che «se l’economia andrà peggio di quanto ci aspettiamo, Main Street sarà lì per assumersi un carico più pesante». Infine, ha lanciato un appello alla politica: «C’è ancora molta strada da fare. La ripresa andrà più veloce se ci sarà il sostegno proveniente sia dal Congresso che dalla Fed».