Il re invisibile

«Il chip (o microchip, o semiconduttore, o circuito integrato, o IC) è il motore materiale di ogni astrazione del mondo contemporaneo: il fondamento su cui poggia, per intero, la nostra civiltà digitale e la sua economia da decine di migliaia di miliardi all’anno.»

Citazione tratta da Il re invisibile, di Cesare Alemanni

L’economia contemporanea è trainata dalla tecnologia. E in questo contesto, come scrive Cesare Alemanni, c’è un “re invisibile”: «Il chip», in quanto è il «fondamento su cui poggia, per intero, la nostra civiltà digitale». La domanda, ora, è quale sia il “regno” di questi microprocessori. Gli Stati Uniti sono sicuramente leader, ma aumenta la concorrenza in altre aree del mondo, basti pensare al Chips Act dell’Unione Europea.

Ad oggi, tuttavia, è la Cina a rivestire il ruolo di principale avversario per gli States, anche per ragioni politiche. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha eliminato una controversa norma sui chip introdotta durante l’era Biden, ma sono stati comunque rafforzati i limiti all’export di alcuni semiconduttori prodotti da aziende come Nvidia e AMD.

Eppure, i colossi tech cinesi proseguono a passo spedito nella corsa globale all’intelligenza artificiale. Di recente, Tencent e Baidu hanno rivelato alcune strategie sui chip, durante delle conference call.

Partiamo con Tencent, l’operatore della più importante app di messaggistica cinese (WeChat): il presidente, Martin Lau, ha detto che la sua azienda dispone di una «scorta piuttosto solida» di chip acquistati in precedenza. Si riferiva alle unità di elaborazione grafica (GPU), un tipo di semiconduttore diventato lo standard per l’addestramento di grandi modelli di IA.

Questi ultimi richiedono generalmente una grande potenza di calcolo, fornita appunto dalle GPU. Tuttavia, Lau ha parlato di un approccio diverso da quello americano, basato sull’espansione di GPU per ottenere IA più avanzate, puntando piuttosto sull’ottimizzazione dei risultati con il contenimento dell’utilizzo di tali chip.

Tencent, dopo aver fatto l’inventario, si è quindi convinta di avere abbastanza scorte da poter addestrare modelli a lungo.

Per quanto riguarda l’inferenza – ovvero il processo di esecuzione vera e propria di un compito di IA, rispetto al solo addestramento – Lau ritiene che la carta vincente sia l’ottimizzazione software per migliorare l’efficienza, facendo sempre economia delle GPU.

Il manager ha detto che l’azienda sta anche esplorando l’utilizzo di modelli più piccoli, che non richiedono una potenza di calcolo così elevata, e di poter fare uso di chip progettati su misura e semiconduttori attualmente disponibili in Cina.

«Penso che ci siano molte modalità con cui possiamo soddisfare la crescente domanda di inferenza, e dobbiamo continuare a esplorare queste strade, probabilmente investendo di più nel lato software piuttosto che semplicemente acquistare GPU a forza bruta», ha concluso Lau.

Passando a Baidu, il presidente dell’area AI cloud del colosso cinese tra i motori di ricerca, Dou Shen, ha sottolineato che «anche senza accesso ai chip più avanzati» le competenze interne «ci permettono di costruire applicazioni solide e fornire un valore significativo».

Ci sono modelli «che aumentano il fabbisogno di potenza di calcolo, la capacità di costruire e gestire grandi cluster di GPU e di utilizzare in modo efficace le GPU è diventata un vantaggio competitivo chiave», ha aggiunto. Shen infine ha parlato della produzione interna come un antidoto alle restrizioni americane: «I chip sviluppati internamente in modo autosufficiente, insieme a uno stack software domestico sempre più efficiente, costituiranno congiuntamente una solida base per l’innovazione a lungo termine nell’ecosistema dell’IA in Cina».

Gaurav Gupta, analista di semiconduttori presso Gartner, ha detto alla CNBC che Pechino «sta sviluppando il proprio ecosistema nazionale di semiconduttori, dai materiali alle attrezzature, fino ai chip e al packaging», con risultati differenti e senza colmare il divario con gli USA. Ma questo divario rischia di assottigliarsi sempre più, «la Cina è stata sorprendentemente costante e ambiziosa» e continua a fare progressi.

Dunque, le restrizioni americane stanno favorendo la corsa allo sviluppo interno del Paese asiatico. Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha chiesto di rimuovere le limitazioni, definendole un «fallimento» e affermando che stanno danneggiando di più le aziende americane che la Cina.

Secondo Statista, il mercato dei semiconduttori cinese dovrebbe attestarsi, nel 2025, a un valore di 204,03 miliardi di dollari, per poi espandersi fino a 280,03 miliardi entro il 2029. Il re invisibile diventa sempre più forte.