Il popolo dei piccoli e i grandi di Wall Street

«È giunta l’ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri e i consigli dei grandi»

Citazione tratta da Il Signore degli Anelli, di J.R.R. Tolkien

 

Se Frodo e i suoi amici Hobbit fossero qui, probabilmente non li vedremmo investire in Borsa. Tuttavia, le parole di Tolkien possono essere usate, metaforicamente, per descrivere quanto successo sui mercati di recente. Come il popolo della Contea, infatti, il popolo di wallstreetbets, un canale di investitori amatoriali del social network Reddit, si è levato «dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri e i consigli dei grandi» della finanza. C’è chi li vede come eroi alla Robin Hood e chi pensa che siano un pericolo per la stabilità dei mercati; la cosa su cui tutti concordano è che si tratta di un fenomeno su cui riflettere. Ma andiamo con ordine.

Il caso più eclatante riguarda GameStop: nelle ultime settimane, il valore del titolo della catena americana di negozi di videogiochi, quotata al New York Stock Exchange, è aumentato a livelli esponenziali, anche oltre il 270 per cento. Questo perché il popolo di wallstreetbets ha iniziato a puntare al rialzo in maniera massiccia. Perché? Le motivazioni sono due: c’è chi pensava che effettivamente il titolo fosse sottovalutato, nonostante le difficoltà del gruppo, e chi ha agito solo per spirito di “rivolta” verso i grandi della finanza, molti dei quali avevano avviato consistenti vendite allo scoperto su GameStop.

Il fenomeno si è poi esteso anche ad altre società quotate, generando perdite di miliardi di dollari per noti fondi di investimento, come D1 Capital Partners, Point72, Maplelane e Citron Research. Ne è seguita una gran confusione e alcune piattaforme di brokeraggio hanno cominciato a impedire la compravendita di azioni e altri prodotti di investimento “critici”. La SEC – l’autorità di vigilanza della Borsa statunitense – ha fatto sapere che sta monitorando la situazione. Sulla vicenda è intervenuta anche Jennifer Psaki, la portavoce della Casa Bianca, la quale ha detto che la segretaria al Tesoro, Janet Yellen, sta seguendo gli sviluppi sui mercati; inoltre, ha aggiunto che questa vicenda ha mostrato come l’andamento della borsa non rifletta «la situazione delle famiglie». Secondo alcuni osservatori, per quanto degno di nota, il fenomeno è destinato a esaurirsi da solo. Altri, all’opposto, temono che ci saranno ulteriori sviluppi nel medio e lungo termine.

In attesa di capire se «le torri e i consigli dei grandi» subiranno altre scosse, gli investitori guardano anche ad Amazon. Jeff Bezos ha annunciato che non sarà più l’amministratore delegato del colosso di e-commerce. L’incarico passerà nelle mani di Andy Jassy, che ha guidato il boom del business del cloud-computing e lavora per Amazon dal 1997, nel terzo trimestre dell’anno. Una volta ceduta la carica di amministratore delegato, Bezos diventerà presidente esecutivo. L’annuncio a sorpresa ha coinciso con un trimestre record, dovuto al netto aumento degli acquisti online generato dalle restrizioni imposte per la pandemia di Covid-19. Negli ultimi tre mesi del 2020, infatti, le vendite sono arrivate a 125,5 miliardi di dollari, con un utile netto di 7,2 miliardi di dollari. È stata la prima volta in cui Amazon ha superato la soglia dei 100 miliardi di ricavi in un trimestre. I risultati hanno battuto le stime degli analisti, che si aspettavano utili netti di 3,7 miliardi su ricavi di 119,7 miliardi. Considerando tutto il 2020, le vendite sono aumentate del 37% a oltre 380 miliardi di dollari e sono previste ancora in crescita per il 2021.

Passando all’Europa, sotto i riflettori è tornato Mario Draghi. L’ex presidente della Banca centrale europea ha infatti accettato con riserva l’incarico di formare un nuovo governo in Italia, su richiesta del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. I mercati hanno accolto con favore la notizia, come dimostra il calo dello spread tricolore, che mercoledì è diminuito verso quota 100. Il tentativo di formare un governo non è tuttavia scontato, e Draghi è ora alla ricerca dei numeri (in Parlamento) necessari.

Dal punto di vista macro, il Pil dell’area euro ha segnato una contrazione dello 0,7% (risultato preliminare) nel quarto trimestre 2020 rispetto al trimestre precedente, in cui era rimbalzato del 12,4% dopo la frenata dovuta alla pandemia. Complessivamente, secondo Eurostat, l’anno scorso si è chiuso con una recessione del 6,8%.