Il “nuovo mondo” delle IPO

«Ogni scoperta della scienza pura è potenzialmente sovversiva.»

Citazione tratta da Il mondo nuovo, di Aldous Huxley

Scienza, progresso, innovazione: ogni nuova scoperta, come scrive Huxley, è potenzialmente sovversiva, ovvero rivoluzionaria. E lo stiamo vedendo con le nuove scoperte nell’ambito dell’esplorazione spaziale, dell’intelligenza artificiale, della meccanica quantistica, solo per fare alcuni esempi.

Tutto questo fermento innovativo ha creato il substrato ideale per nuove IPO, incluse quelle “mega”. Con lo sbarco a Wall Street di SpaceX in calendario per domani e la possibile quotazione di Anthropic e OpenAI nei prossimi mesi, cresce l’attenzione verso le implicazioni che tali operazioni avranno sui mercati.

Secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, un elemento interessante da monitorare è il ruolo degli ETF, «che replicano indici la cui composizione evolve nel tempo in funzione proprio dell’ingresso e dell’uscita delle società dai mercati regolamentati». Storicamente, i più importanti indici degli Usa hanno adottato criteri differenti, con l’S&P 500 che «ha mantenuto requisiti rigorosi, richiedendo almeno dodici mesi di quotazione e quattro trimestri consecutivi di utili prima dell’inclusione; il Nasdaq 100, invece, ha generalmente consentito alle neo-quotate un ingresso più rapido».

S&P ha recentemente confermato il suo approccio prudente, pertanto è improbabile che SpaceX faccia il suo ingresso nell’indice delle 500 mega-cap statunitensi prima di un anno dalla quotazione. Invece, l’ingresso nel Nasdaq 100 potrebbe avvenire già a luglio.

In generale, il peso effettivo della società all’interno dei vari listini dipenderà da diversi fattori, tra cui il free float, ovvero la quota di azioni effettivamente disponibile per la negoziazione sul mercato.

Secondo alcune analisi, SpaceX potrebbe rappresentare circa l’1,5% del Nasdaq 100, rappresentando un’esposizione relativamente modesta per chi investirà nel titolo esclusivamente attraverso strumenti indicizzati.

L’impatto diretto, stando ai commenti di Flax, «appare quindi limitato, almeno nella fase iniziale. Maggiore attenzione merita invece il potenziale effetto indiretto sul mercato. Le nuove quotazioni e le operazioni di raccolta di capitale potrebbero infatti richiedere agli investitori di riallocare risorse, vendendo parte delle posizioni esistenti per finanziare la partecipazione alle nuove emissioni».

Dunque, diversi operatori potrebbero effettuare delle prese di profitto per poi reinvestire i capitali in nuove IPO e anche nell’emissione di nuove azioni. Per esempio, Alphabet ha recentemente annunciato un aumento di capitale da 80 miliardi di dollari, finalizzato a sostenere gli investimenti in intelligenza artificiale.

Benché le IPO siano fondamentali per finanziare crescita e innovazione, rappresentano anche un’occasione per gli azionisti storici di monetizzare, almeno in parte, i propri asset. In ogni caso, l’importante è non dimenticarsi delle prospettive di sviluppo dei business sul medio e lungo termine, rapportandole alle valutazioni. Si pensi a Facebook, la cui valutazione di circa 100 miliardi di dollari al momento della quotazione fu considerata da molti eccessiva, salvo poi essere rivalutata a valle dell’impetuosa crescita degli anni successivi.

Ad oggi, quello che possiamo affermare con certezza è che le IPO sono “tornate di moda” a Wall Street. Da gennaio oltre 40 società sono già sbarcate in Borsa, più del doppio del ritmo registrato un anno fa, mentre i proventi raccolti attraverso le nuove quotazioni hanno raggiunto il livello più elevato dal 2021.

La prospettiva di un’ondata di mega-IPO ha inevitabilmente sollevato dubbi sulla capacità dei mercati di assorbire l’offerta aggiuntiva di azioni. Tuttavia, secondo Julius Bär, i timori sono «esagerati. Anche ipotizzando un’attività di emissione da record, i programmi di riacquisto di azioni proprie da parte delle aziende dovrebbero superare il totale delle nuove emissioni azionarie nel corso dell’anno. Inoltre, una quota significativa delle azioni resta normalmente soggetta a vincoli di lock-up dopo una IPO, il che significa che l’offerta aggiuntiva arriva sul mercato solo gradualmente nei trimestri successivi, anziché tutta in una volta».

«Ogni scoperta della scienza pura è potenzialmente sovversiva.»

Citazione tratta da Il mondo nuovo, di Aldous Huxley

Scienza, progresso, innovazione: ogni nuova scoperta, come scrive Huxley, è potenzialmente sovversiva, ovvero rivoluzionaria. E lo stiamo vedendo con le nuove scoperte nell’ambito dell’esplorazione spaziale, dell’intelligenza artificiale, della meccanica quantistica, solo per fare alcuni esempi.

Tutto questo fermento innovativo ha creato il substrato ideale per nuove IPO, incluse quelle “mega”. Con lo sbarco a Wall Street di SpaceX in calendario per domani e la possibile quotazione di Anthropic e OpenAI nei prossimi mesi, cresce l’attenzione verso le implicazioni che tali operazioni avranno sui mercati.

Secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, un elemento interessante da monitorare è il ruolo degli ETF, «che replicano indici la cui composizione evolve nel tempo in funzione proprio dell’ingresso e dell’uscita delle società dai mercati regolamentati». Storicamente, i più importanti indici degli Usa hanno adottato criteri differenti, con l’S&P 500 che «ha mantenuto requisiti rigorosi, richiedendo almeno dodici mesi di quotazione e quattro trimestri consecutivi di utili prima dell’inclusione; il Nasdaq 100, invece, ha generalmente consentito alle neo-quotate un ingresso più rapido».

S&P ha recentemente confermato il suo approccio prudente, pertanto è improbabile che SpaceX faccia il suo ingresso nell’indice delle 500 mega-cap statunitensi prima di un anno dalla quotazione. Invece, l’ingresso nel Nasdaq 100 potrebbe avvenire già a luglio.

In generale, il peso effettivo della società all’interno dei vari listini dipenderà da diversi fattori, tra cui il free float, ovvero la quota di azioni effettivamente disponibile per la negoziazione sul mercato.

Secondo alcune analisi, SpaceX potrebbe rappresentare circa l’1,5% del Nasdaq 100, rappresentando un’esposizione relativamente modesta per chi investirà nel titolo esclusivamente attraverso strumenti indicizzati.

L’impatto diretto, stando ai commenti di Flax, «appare quindi limitato, almeno nella fase iniziale. Maggiore attenzione merita invece il potenziale effetto indiretto sul mercato. Le nuove quotazioni e le operazioni di raccolta di capitale potrebbero infatti richiedere agli investitori di riallocare risorse, vendendo parte delle posizioni esistenti per finanziare la partecipazione alle nuove emissioni».

Dunque, diversi operatori potrebbero effettuare delle prese di profitto per poi reinvestire i capitali in nuove IPO e anche nell’emissione di nuove azioni. Per esempio, Alphabet ha recentemente annunciato un aumento di capitale da 80 miliardi di dollari, finalizzato a sostenere gli investimenti in intelligenza artificiale.

Benché le IPO siano fondamentali per finanziare crescita e innovazione, rappresentano anche un’occasione per gli azionisti storici di monetizzare, almeno in parte, i propri asset. In ogni caso, l’importante è non dimenticarsi delle prospettive di sviluppo dei business sul medio e lungo termine, rapportandole alle valutazioni. Si pensi a Facebook, la cui valutazione di circa 100 miliardi di dollari al momento della quotazione fu considerata da molti eccessiva, salvo poi essere rivalutata a valle dell’impetuosa crescita degli anni successivi.

Ad oggi, quello che possiamo affermare con certezza è che le IPO sono “tornate di moda” a Wall Street. Da gennaio oltre 40 società sono già sbarcate in Borsa, più del doppio del ritmo registrato un anno fa, mentre i proventi raccolti attraverso le nuove quotazioni hanno raggiunto il livello più elevato dal 2021.

La prospettiva di un’ondata di mega-IPO ha inevitabilmente sollevato dubbi sulla capacità dei mercati di assorbire l’offerta aggiuntiva di azioni. Tuttavia, secondo Julius Bär, i timori sono «esagerati. Anche ipotizzando un’attività di emissione da record, i programmi di riacquisto di azioni proprie da parte delle aziende dovrebbero superare il totale delle nuove emissioni azionarie nel corso dell’anno. Inoltre, una quota significativa delle azioni resta normalmente soggetta a vincoli di lock-up dopo una IPO, il che significa che l’offerta aggiuntiva arriva sul mercato solo gradualmente nei trimestri successivi, anziché tutta in una volta».

Di conseguenza, l’equilibrio tra domanda e offerta dovrebbe rimanere favorevole per tutto il 2026. Infine, secondo la banca svizzera, «la rinascita delle IPO dovrebbe quindi essere interpretata meno come un segnale d’allarme ma come una prova del miglioramento della fiducia nei mercati dei capitali».