Future Mirror – Jar, la startup indiana che punta sul risparmio in oro

Quando l’innovazione si unisce al bene rifugio più tradizionale, può nascere qualcosa di molto interessante. È il caso di Jar, una startup fintech indiana – in netta crescita – che consente agli utenti di investire in oro a livello digitale, senza che questo sia per forza consegnato all’utente fisicamente.

A settembre, TechCrunch ha addirittura riportato che non è da escludere una potenziale IPO l’anno prossimo. Ma prima di entrare nel dettaglio dei numeri che hanno portato a pensare così in grande, vediamo nello specifico come opera la startup.

Mentre molte fintech consumer si concentrano su utenti benestanti o su prodotti di credito, Jar ha creduto in un modus operandi differente, offrendo un asset familiare (l’oro appunto) come punto di ingresso al risparmio a bassa soglia. La startup, fondata quattro anni fa, si rivolge dunque a utenti spesso trascurati dalle istituzioni finanziarie tradizionali (ossia quelli a basso e medio-basso reddito) consentendo di risparmiare in oro a partire da appena 10 rupie (meno di 0,2 dollari) al giorno.

Questa strategia ha permesso a Jar di raggiungere oltre 35 milioni di utenti registrati, secondo quanto dichiarato in un’intervista dal co-fondatore e Ceo Nishchay Ag. Dato strabiliante: oltre il 95% degli utenti risparmia formalmente per la prima volta.

Il risparmio in oro è senza dubbio il cuore del modello poiché rappresenta il punto d’ingresso di molti utenti. Tuttavia, la società offre anche altri servizi più redditizi, ossia la vendita di gioielli (d’oro ma non solo) tramite la piattaforma Nek e, inoltre, guadagna dalle commissioni delle partnership (di distribuzione di prodotti finanziari, gioielli e nel settore dei pagamenti digitali).

Come riportato da TechCrunch, i ricavi totali in tutte le linee di business, nell’anno fiscale 2024, sono saliti a 24,50 miliardi di rupie (circa 279,3 milioni di dollari), in aumento di 49 volte rispetto ai 500 milioni di rupie (5,7 milioni di dollari) dell’anno precedente. Questa cifra totale include dunque i guadagni da transazioni in oro digitale, le vendite di gioielli e le commissioni da partnership di distribuzione.

La crescita aziendale è da ricondurre anche a un cambio di paradigma. Inizialmente, Jar operava principalmente come piattaforma di distribuzione, collaborando con un fornitore terzo di oro, agendo di fatto da intermediario. Poi, ha integrato verticalmente le sue operazioni, costruendo un’infrastruttura tecnologica interna per acquistare, conservare e gestire la celebre materia prima direttamente. Controllando l’intera catena del valore, Jar può così generare più profitti e persino distribuire il proprio oro tramite piattaforme di terzi, tra cui la fintech PhonePe, controllata da Walmart.

Nek, invece, è stata lanciata all’inizio dello scorso anno per offrire gioielli grazie a un modello di drop-shipment senza magazzino.

Jar, con il suo format, ha attirato diversi investitori, tra cui Tiger Global, Tribe Capital e Arkam Ventures. Non è un caso che la startup abbia finora raccolto oltre 63 milioni di dollari di finanziamenti (secondo i dati Tracxn, dato aggiornato a settembre 2025) e che la sua ultima valutazione abbia superato i 300 milioni di dollari.

In generale, il settore risulta in gran forma nel Paese. A marzo, Sanjay Doshi – responsabile della consulenza sui servizi finanziari di KPMG India – ha detto che, a livello nazionale, il fintech «continua ad attrarre la comunità degli investitori, in particolare con investimenti nel wealth-tech e nel credito. Sebbene alcuni segmenti del credito fintech possano incontrare difficoltà, nel complesso il settore continua a essere un grande innovatore» e «un partner commerciale fondamentale per le grandi istituzioni finanziarie».

Secondo Research and Markets, il mercato fintech indiano dovrebbe registrare una crescita robusta, raggiungendo un valore previsto di 155,67 miliardi di dollari nel 2025 e 990,45 miliardi di dollari entro il 2032, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 30,26% nel periodo di previsione dal 2024 al 2032. Questo perché il settore «continua a evolversi rapidamente, trainato dalla convergenza tra finanza e tecnologia, dalle iniziative governative e dalla crescente domanda di soluzioni digitali da parte dei consumatori».