Finzioni

L’uomo, nel sogno e nella veglia, considerava le risposte dei suoi fantasmi, non si lasciava abbindolare dagli impostori, coglieva in certe perplessità un’intelligenza crescente. Cercava un’anima che meritasse di partecipare all’universo.

Comprese che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui sono composti i sogni è il più arduo che un uomo possa intraprendere, anche se riuscisse a penetrare tutti gli enigmi dell’ordine superiore e di quello inferiore; molto più arduo che tessere una corda di sabbia o coniare in monete il vento senza faccia.

Nel sogno dell’uomo che sognava, colui che era sognato si svegliò. L’uomo emerse dal sonno come da un deserto vischioso, contemplò la vana luce della sera, che sul momento confuse con l’aurora, e capì di non avere sognato. Gradualmente, si andò abituando alla realtà.” Tratto da Finzioni di Jorges Luis Borges.

Finzioni è una raccolta dei racconti più noti dello scrittore argentino, Jorge Luis Borges. Le citazioni sono tratte da Le rovine circolari, il racconto di un mago che si stabilisce in un tempio in rovina con l’intento di sognare un uomo e dargli vita propria. Con gli anni, l’uomo da lui sognato raggiunge la sua completezza, e viene trasportato nel mondo reale, senza memoria riguardo la sua provenienza: è un sogno, ma non sa di esserlo. Il mago è preoccupato per il figlio, per quello che potrebbe pensare se scoprisse di non essere reale. La sua preoccupazione svanisce quando, alla fine, scopre di essere lui stesso un sogno.

I mercati hanno corso tantissimo, sembra di essere immersi in un sogno. Tutti gli osservatori parlano, sempre più spesso, di un’inversione che non arriva. L’Eurostoxx 50 è reduce da 10 sedute consecutive in calo. Ottimo motivo o scusa per leggere i primi segnali di un cedimento. Il risveglio starebbe per arrivare.

Un calo che diventa più significativo perché arriva insieme a dati macroeconomici ottimi. Nel terzo trimestre il Pil tedesco ha corso più delle attese: +2,8% da inizio anno, miglior crescita dal 2011.  L’intera zona euro è in decisa ripresa +2,5%. Anche i più lenti come l’Italia, non sono certo delle lumache, con un +1,8%, sopra le previsioni. Ma questo scenario le Borse lo hanno già sognato dato che il Dax da tempo ha aggiornato  massimi storici e Parigi segue a ruota. Nessuna sveglia è stata impostata, anche l’inflazione resta sotto controllo,  in Germania all’1,6% a ottobre. Nella Bce c’è qualcuno che inizia a pensare che quel target del 2% sia diventato una chimera, il mondo è cambiato e si potrebbe addirittura ridurlo.

Buone notizie anche dal Giappone, con il Pil in crescita per sette trimestri consecutivi, la maggiore progressione negli ultimi 16 anni. Anche Wall Street aggiorna sempre nuovi record. Come nel racconto di Borges, spesso in Borsa ad alimentare i sogni sono i sogni stessi, le  previsioni che si autoavverano.  Tutto quello di reale che ci si poteva aspettare è successo: prosegue il Qe europeo e la Fed avrà una guida molto pragmatica. Il petrolio, eccetto qualche picco, rimane sotto controllo.

Ora, ad alimentare i sogni continua ad essere la riforma fiscale promessa da Donald Trump, rinforzata dalle parole del segretario al Tesoro, Steven Munichin, secondo cui in Usa non ci saranno più tasse per le aziende superiori al 20%.

La bellezza dei sogni è che sembrano reali, se fossero facilmente distinguibili, perderebbero il loro fascino. Il bello di gestire portafogli, talvolta, è quello di lasciarsi affascinare dai sogni, di cavalcarli, come se stessimo leggendo un racconto di fantasia. Sappiamo che per molti versi non potrà essere reale, ma è bello leggerlo, far finta di crederci. Impostando in maniera rigoroso gli stop loss, e alzandoli, di volta in volta, per portarli in posizioni di guadagno. Da tempo, abbiamo deciso di continuare a sognare con il mercato. Questo non significa perdere il contatto con la realtà, tutt’altro è giocare con essa.

Borges scriveva che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui sono composti i sogni è… molto più arduo che coniare in monete il vento senza faccia. Borges, forse, non aveva ancora sentito parlare di criptovalute, che in questi anni hanno trovato l’algoritmo giusto per coniare il vento senza faccia, attirando investitori alla ricerca di una moneta la cui quantità non sia appannaggio delle banche centrali ma di un rigido meccanismo.

Sarà un sogno o meno. Di solito più che il  pizzicotto è il tempo che ci sveglia da un sogno e quando lo fa non è mai molto dolce.

Ora qualche segnale di allarme arriva dal fronte debito. Se si sommano le passività pubbliche e private cinesi il rapporto debito/Pil in Cina è passato da 150 a 300% negli ultimi 10 anni. Il debito mondiale nel primo trimestre valeva 226 mila miliardi di dollari, un altro record assoluto, ma con una leva finanziaria che si riduce al 324% del Pil, grazie alla forte crescita economica. Anche il debito corporate invia qualche segnale di tensione. Oggi le aziende americane hanno una disponibilità di cassa pari al 17% del loro indebitamento. Si tratta del livello minimo dal 2008, l’anno della grande crisi finanziaria. E’ inutile tentare di svegliarsi prima che il sogno finisca (tradotto: smontare ora i portafogli per paura di una correzione), una volta svegli ci chiederemo come sarebbe stata la fine del sogno.

Aspettiamo, godiamoci questo sonno fino in fondo, quando ci alzeremo saremmo soltanto più riposati.