È “solo” una tattica?
- 8 Aprile 2026
- Posted by: VectorWM
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«It’s just a negotiation tactic. Trust me, this is my specialty»
(È solo una tattica negoziale. Credimi, è il mio campo)
Citazione tratta dal film Guardiani della galassia, regia di James Gunn
Il presidente americano, Donald Trump, ha detto tutto e il contrario di tutto relativamente al conflitto con l’Iran, arrivando infine a usare minacce fortissime che includevano la «distruzione di un’intera civiltà». Per alcuni osservatori, «it’s just a negotiation tactic», come dice Chris Pratt nei panni di Peter Quill – Star Lord. E adesso siamo arrivati a una tregua temporanea di due settimane, in cui si entrerà nel pieno della negoziazione per giungere, si spera, a una conclusione definitiva della guerra.
Trump dovrà dimostrare, come spesso proclamato, che trattare fino a concludere un accordo è la sua specialità.
Nelle ore successive all’annuncio della tregua, avvenuto poco prima della scadenza fissata dal presidente Trump martedì sera, la reazione dei mercati è stata molto marcata. Il petrolio è sceso di circa il 15%, il Nikkei e il Kospi sono saliti di circa il 5%. L’ottimismo si è poi diffuso a livello globale.
In sostanza, i mercati erano posizionati per uno scenario molto peggiore, ovvero attacchi militari più estesi, una prolungata interruzione nello Stretto di Hormuz (arteria marittima vitale per i beni energetici) e un nuovo forte shock sul petrolio. Una volta ridotto il rischio estremo immediato, il greggio è crollato, le azioni sono salite e parte della forza del dollaro come bene rifugio si è ridimensionata.
Dopo questo sollievo iniziale, tuttavia, è necessario monitorare diversi nodi. In primis, vedere se la sospensione degli attacchi (che non include il Libano) sarà effettivamente rispettata per tutto il tempo della tregua.
Inoltre, bisogna capire se lo Stretto di Hormuz rimarrà realmente aperto e “sicuro”, in maniera continuativa, per il passaggio delle navi (come previsto dalla tregua) e se Israele resterà allineata al percorso di de-escalation.
Nel breve termine, il petrolio potrebbe seguire un trend ribassista con il venir meno del premio di rischio legato alla guerra. Tuttavia, un ritorno completo ai livelli precedenti potrebbe richiedere parecchio tempo. Oltre al tema della libertà di navigazione, bisogna valutare i danni al sistema energetico dei paesi del Golfo e capire le tempistiche di ripristino delle attività, delle catene di approvvigionamento e dei trasporti.
I danni alle infrastrutture causati durante il conflitto di sei settimane non possono essere riparati rapidamente. Ras Laffan, il più grande complesso di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) al mondo, ha visto il 17% della capacità di esportazione del Qatar messa fuori uso. Le riparazioni dovrebbero richiedere dai tre ai cinque anni, secondo l’amministratore delegato di QatarEnergy. L’interruzione dell’approvvigionamento, dunque, peserà probabilmente sui prezzi dell’energia ben oltre qualsiasi finestra di cessate il fuoco.
Inoltre, i danni macro non svaniscono con uno schiocco di dita: potrebbero esserci pressioni inflazionistiche anche con la riapertura totale di Hormuz. La tregua ha però ridotto il rischio estremo sul petrolio, aprendo la strada a riflessioni su possibili tagli dei tassi da parte delle banche centrali, precedentemente ridotti a causa dei prezzi elevati dei beni energetici. Tuttavia, è improbabile un ritorno completo alle aspettative pre-guerra senza una rapida normalizzazione dei flussi, che appare (appunto) parecchio complicata.
Nel frattempo, se la tregua regge e i negoziati avanzano, secondo diversi analisti, alcuni settori potrebbero beneficiarne, tra cui le compagnie aeree, una parte del tech, asset ciclici in generale e le criptovalute. Dunque, una nuova potenziale rotazione dai timori alla crescita. I segmenti penalizzati potrebbero essere quelli energetici (se il petrolio continua a scendere) e in parte i titoli della difesa.
Secondo Charu Chanana, Chief Investment Strategist di Saxo, «nel lungo periodo, però, la geopolitica resta centrale: conviene bilanciare esposizione a crescita e AI con energia, resilienza delle supply chain, asset reali e temi legati alla sicurezza nazionale».
In ogni caso, la speranza principale è che si trovi una soluzione definitiva attraverso il dialogo. Ma non è semplice: la proposta in dieci punti dell’Iran e le posizioni dichiarate da Washington presentano ancora differenze sostanziali. Monitorare ogni step dei negoziati è fondamentale.

