Armageddon e rimbalzo
- 11 Febbraio 2026
- Posted by: VectorWM
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«Succede così: pensi di essere in cima al mondo, e all’improvviso ti scatenano addosso l’Armageddon».
Citazione tratta da Buona Apocalisse a tutti!, di Terry Pratchett e Neil Gaiman
Può succedere anche alle aziende: «Pensi di essere in cima al mondo, e all’improvviso ti scatenano addosso l’Armageddon». A volte è così, ma a volte no, per questo bisogna saper distinguere tra sell-off di breve termine e andamento di medio-lugo respiro.
Una premessa necessaria per capire il cosiddetto “software-mageddon” di Wall Street, generato dai timori sulle implicazioni di un nuovo strumento di intelligenza artificiale di Anthropic, che potrebbe aprire a una rivoluzione nel settore (appunto) dei software e non solo. Settimana scorsa, in particolare, la società ha lanciato Claude Opus 4.6, uno dei più avanzati large language model (LLM) della sua suite, che include capacità estese di ragionamento, elaborazione di codice e gestione di compiti complessi in ambiti professionali come legal, finance e analisi aziendali.
Molti titoli software si basano su licenze ricorrenti e, adesso, il tema è se un modello AI potente e generalista possa svolgere le stesse attività con costi molto inferiori, riducendo la domanda di soluzioni tradizionali. In ogni caso, bisogna anche ricordarsi che le aziende software possono evolversi e affrontare le sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Poi, come sempre, è giusto chiedersi chi saranno i vincitori e i perdenti dei cambiamenti in atto, ma senza cadere nel panico. Alcuni investitori stanno seguendo un’ampia rotazione di mercato lontano dai titoli tecnologici verso azioni “value” e di qualità in altri settori, come beni di consumo di base, energia e industria, che fino a poco tempo fa erano stati meno favoriti rispetto al tech.
Dall’altro lato, c’è chi ritiene che la vendita massiccia dei titoli software sia stata eccessiva, creando opportunità di acquisto. Nannette Hechler-Fayd’Herbe, responsabile della strategia di investimento per l’area EMEA di Lombard Odier, ha detto che «ci sono state molte preoccupazioni che l’IA potesse destabilizzare le società di software, ma noi riteniamo invece che le stia rafforzando: riduce i tempi di programmazione e rende più efficienti i flussi di lavoro». Lo ha dichiarato a Bloomberg TV aggiungendo che «per noi è stata un’opportunità per aumentare l’esposizione».
Sulla stessa linea c’è anche Jake Seltz, gestore di portafoglio presso Allspring Global Investments a Minneapolis, che negli ultimi mesi ha incrementato alcune posizioni, tra cui ServiceNow. L’esperto ha detto che «c’è un certo valore di lungo periodo in questi titoli (software, ndr) e stanno arrivando a un punto in cui mi sembrano più attraenti». Seltz, inoltre, ha detto di attendere catalizzatori per acquistare in modo più aggressivo, come società software che riporteranno forti ricavi legati a prodotti basati sull’IA, o maggiori annunci da parte di clienti aziendali sull’adozione di tali software.
Un caso interessante è quello di Oracle. Di recente, DA Davidson ha promosso il colosso da “Neutrale” a “Comprare”, mantenendo un obiettivo di prezzo di 180 dollari per azione (dai circa 155 attuali in Borsa). L’analista Gil Luria ha sottolineato la forza nelle operazioni software core di Oracle, scrivendo che «il software non è morto» e che i clienti «non spariranno a causa delle tendenze del momento».
Inoltre, il maggiore elemento di preoccupazione per l’azienda, la sua esposizione a OpenAI, sta diminuendo. OpenAI «ha già fino a 40 miliardi di dollari di liquidità disponibile e potrebbe raccogliere fino a altri 100 miliardi entro la fine del trimestre»: secondo Luria, le risorse dovrebbero sostenere il finanziamento dei data center che Oracle sta costruendo per lo sviluppatore di AI. «Il mercato sta attualmente assegnando alla relazione con OpenAI un valore negativo – ha commentato l’analista – Noi crediamo che la raccolta fondi servirà da catalizzatore per una performance superiore».
L’esperto ha inoltre sostenuto che il core business da solo supporta la valutazione dell’azienda a «18 volte gli utili», con Oracle Cloud Infrastructure che rappresenta «puro potenziale di crescita a questo punto».
Potenzialmente, potrebbero esserci diversi titoli sottovalutati nel settore. Martedì, in una nota, gli strateghi di JPMorgan hanno scritto che, in generale, date le «prospettive eccessivamente pessimistiche sulla perturbazione dell’IA nel settore del software e i fondamentali solidi», ritengono sempre più probabile un «rimbalzo, soprattutto nei segmenti del software di qualità superiore».

