Alla ricerca del tesoro
- 1 Ottobre 2026
- Posted by: VectorWM
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«Ciò che io vorrei sapere, è questo: supponendo che io abbia qui nella mia tasca il filo capace di condurmi dove Flint ha seppellito il suo tesoro, credete che quel tesoro possa essere importante?»
Citazione tratta da L’isola del tesoro, di Robert Louis Stevenson
Le aziende dell’Asia-Pacifico sono alla ricerca di un tesoro. Infatti, sono pronte a sfidare quest’anno il proprio record del 2021 in termini di raccolta di fondi, tramite un “tesoro” costituito da azioni e obbligazioni convertibili. «Credete che quel tesoro possa essere importante?». Assolutamente sì, per stare dietro al boom dell’intelligenza artificiale che sta trainando gli investimenti in chip, data center e sistemi di alimentazione energetica.
In particolare, secondo i dati LSEG, quest’anno le aziende dell’Asia-Pacifico hanno finora raccolto 327,1 miliardi di dollari attraverso operazioni azionarie, con un aumento del 53% rispetto all’anno precedente. Il massimo storico annuale era stato di 557,6 miliardi di dollari nel 2021, quando gli emittenti avevano raccolto 399,7 miliardi di dollari entro la fine di settembre.
«A fine anno, prevediamo che il volume delle emissioni superi quello del 2021, che rappresentava il massimo storico, a sottolineare la portata del ciclo di raccolta di capitali che stiamo osservando nel settore dell’IA». È la dichiarazione, riportata da Reuters, di James Wang, responsabile dei mercati dei capitali azionari per l’Asia (escluso il Giappone) presso Goldman Sachs. L’esperto ha aggiunto che l’intelligenza artificiale continuerà a «trainare i volumi di mercato nei prossimi uno o due anni».
In pratica, servono 230,6 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre per battere il record del 2021. Si tratterebbe, tra l’altro, anche di un record trimestrale.
E mentre gli operatori bancari prevedono ulteriori vendite di azioni ed emissioni di obbligazioni convertibili, possiamo soffermarci sui progetti già noti. Tre esempi: la società australiana di infrastrutture per l’IA Firmus, l’operatore di data center di Singapore DayOne e il produttore cinese di chip di memoria flash Yangtze Memory Technologies. Ognuna di queste società potrebbe raccogliere circa 5 miliardi di dollari, per un totale dunque sui 15 miliardi.
Ulteriori 10,4 miliardi, secondo i dati di Dealogic, potrebbero arrivare da alcune IPO il cui prezzo dovrebbe essere fissato entro la fine dell’anno. In questo calderone rientrano anche la quotazione della filippina di Mynt da 1,3 miliardi di dollari e, in Corea del Sud, l’emissione di diritti da parte di Samsung Biologics da 2,2 miliardi di dollari.
Focalizzandosi sulla piazza di Hong Kong, Deloitte China prevede altre tre o quattro mega-quotazioni, ciascuna di almeno 1,3 miliardi di dollari. Passando all’India, Reliance Jio Platforms, la divisione digitale di Reliance Industries, ha ottenuto l’approvazione per un’IPO a Mumbai che potrebbe raccogliere circa 3,8 miliardi di dollari.
Come anticipato, i tesori raccolti delle aziende serviranno soprattutto per investimenti in chip di intelligenza artificiale, data center e fabbisogno energetico. Secondo i dati della LSEG, le aziende del settore high-tech hanno raccolto 125,8 miliardi di dollari, pari al 38% del totale: parliamo di oltre il triplo rispetto all’anno precedente.
Tra le operazioni di “recupero dei tesori”, relative al terzo trimestre dell’anno, possiamo citarne alcune particolarmente significative. Il produttore sudcoreano di chip SK Hynix ha raccolto 26,5 miliardi di dollari con una vendita di azioni sul Nasdaq. Invece, il produttore cinese di apparecchiature per reti ottiche Zhongji Innolight ha trovato uno “scrigno” da 7,8 miliardi di dollari a Hong Kong.
Tuttavia, questa ondata di operazioni sta rendendo gli investitori più selettivi. Kenneth Chow, responsabile per l’Asia-Pacifico dell’ECM Origination and Products presso Citigroup, ha detto che sta osservando «alcuni segnali» di cautela da parte degli investitori, a seguito dell’elevata offerta di operazioni. Al contempo, ha ricordato che il mercato rimane aperto e le società possono ancora raccogliere fondi, a patto che le condizioni siano più ragionevoli rispetto a qualche mese fa.
Mentre Aaron Oh, co-responsabile dei mercati dei capitali azionari di UBS per l’Asia-Pacifico, ha sottolineato che «non c’è davvero alcuna carenza di liquidità in questo mercato». In particolare, «il mercato è molto disposto a finanziare la crescita e a mettere a disposizione capitali», purché le aziende siano capaci di «dimostrare un reale impatto sugli utili derivante dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non solo una semplice narrativa sull’IA».

