Swiss Mirror – Cresce l’asset management elvetico, tra sfide e voglia di “sicurezza”
- 1 Luglio 2026
- Posted by: VectorWM
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L’industria svizzera dell’asset management continua a rafforzare il proprio ruolo sulla scena europea. È quanto emerge dallo Swiss Asset Management Study 2026, report pubblicato di recente e realizzato dall’Asset Management Association Switzerland (AMAS) insieme a zeb consulting.
In particolare, nel 2025 il patrimonio gestito in Svizzera è cresciuto dell’8,2%, raggiungendo i 3.730 miliardi di franchi e consolidando il Paese come terzo polo dell’asset management nel Vecchio Continente. «Il settore rimane resiliente, rilevante a livello internazionale e strategico per la piazza finanziaria svizzera», ha commentato il direttore dell’associazione, Adrian Schatzmann.
Lo studio ha individuato nei private markets, nell’innovazione e in un migliore accesso ai mercati esteri i principali motori della crescita futura. Un aspetto non secondario, considerando che circa un terzo delle masse gestite in Svizzera proviene già da clienti internazionali, a conferma del ruolo del settore come importante industria esportatrice.
Accanto ai risultati positivi emergono tuttavia alcune sfide strutturali. Come la pressione sui margini, i maggiori costi operativi e il crescente peso delle economie di scala: tutti elementi che stanno ridefinendo gli equilibri competitivi. Si pensi, ad esempio, che i dieci maggiori gestori controllano oggi il 44% del mercato, rispetto al 37% del 2021. Dunque, gli operatori di piccole e medie dimensioni si stanno concentrando sul migliorare l’efficienza operativa e sul differenziare maggiormente la propria offerta.
Una sfida per tutto il settore sarà rendere la crescita delle masse gestite meno dipendente dal rialzo dei mercati finanziari, trainati dal comparto tecnologico e dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di aumentare gli afflussi netti di nuovi capitali.
Secondo AMAS e zeb consulting, la competitività della Svizzera dipenderà anche dalla capacità di mantenere un quadro normativo favorevole, allineato agli standard internazionali, e di migliorare l’accesso ai mercati esteri. Inoltre, bisogna valorizzare il sostegno politico-istituzionale alla piazza finanziaria. In sostanza, la Confederazione deve continuare a promuovere attivamente il settore come leva strategica per la crescita economica.
Parallelamente, l’asset management sta attraversando una profonda trasformazione tecnologica. Intelligenza artificiale, digitalizzazione e tokenizzazione stanno modificando modelli di business, catene del valore e aspettative della clientela, mentre i private markets assumono un ruolo sempre più centrale grazie alla capacità di offrire nuove opportunità di raccolta, maggiore differenziazione e fonti di ricavo più resilienti.
«I mercati privati e la trasformazione guidata dalla tecnologia svolgeranno un ruolo chiave nel plasmare la futura competitività della gestione patrimoniale svizzera – ha commentato Norman J. Karrer di zeb consulting – Allo stesso tempo, gli aumenti di produttività e la scalabilità operativa stanno diventando sempre più importanti in tutto il settore».
Nonostante un contesto più competitivo, lo studio ha confermato la solidità dell’ecosistema svizzero della gestione patrimoniale. Istituzioni solide, competenze specialistiche, capacità di innovazione e forte integrazione internazionale continuano infatti a essere tra i principali punti di forza della Svizzera.
Entriamo nel dettaglio di un caso specifico. Di recente, Le Monde ha dedicato un approfondimento all’interesse dei grandi patrimoni internazionali per Zugo, sottolineando che il segreto bancario non è più il principale elemento di attrazione. La ricchezza cerca soprattutto un ambiente prevedibile: contano stabilità politica, sicurezza, qualità delle infrastrutture e certezza del diritto.
Inoltre, negli ultimi anni, diversi studi e operatori del wealth management hanno evidenziato come l’attrattività della Svizzera per i grandi patrimoni non dipenda più principalmente dalla leva fiscale. In un contesto geopolitico sempre più incerto, gli investitori premiano la “tranquillità” e, oltre agli elementi già citati, l’efficienza delle infrastrutture finanziarie, la qualità della regolamentazione e la capacità del Paese di offrire una prospettiva di lungo periodo. La fiscalità rimane un elemento da non trascurare, ma a fare la differenza è un ecosistema istituzionale considerato tra i più affidabili al mondo.

