Strategie per il 2026

«Ho bisogno che tu sia intelligente, Bean. Ho bisogno che tu pensi a soluzioni per problemi che non abbiamo ancora visto».

Citazione tratta da Ender’s Game, di Orson Scott Card

«Ho bisogno che tu sia intelligente, Bean. Ho bisogno che tu pensi a soluzioni per problemi che non abbiamo ancora visto»: nella frase di Ender’s Game ci sono elementi base per muoversi anche sui mercati. Ovvero, usare la propria intelligenza e prepararsi anche a potenziali problemi “a sorpresa”, dunque avere una strategia.

E con quale strategia approcciarsi al 2026? Può essere utile guardare al big degli investimenti BlackRock, che è entrato nel nuovo anno con un chiaro piano costruito attorno a tre pilastri: intelligenza artificiale, reddito e diversificazione.

Jay Jacobs, responsabile degli ETF azionari di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, che amministra oltre 13.000 miliardi di dollari, ha detto che gli investitori dovrebbero rimanere concentrati sulla crescita, ma la precisione conterà più dell’esposizione ampia e generalizzata.

«Il primo punto riguarda davvero quali siano oggi le maggiori opportunità di crescita sul mercato», ha detto questa settimana Jacobs alla CNBC. Aggiungendo che «è necessario essere estremamente mirati per cercare alcune esposizioni specifiche, come l’intelligenza artificiale, che potrebbero andare molto bene in questo contesto».

BlackRock non ritiene che il ciclo dell’IA sia prossimo all’esaurirsi. Anzi, sarà un trend di lungo periodo e ad alta intensità di capitale. La spesa per le infrastrutture, come le innovazioni software e i data center, resterà elevata, ma tale dinamica si inserisce in un quadro di aumento della produttività e crescita degli utili.

Tuttavia, bisogna avere una strategia di “affinamento” sulla scelta dei titoli su cui puntare. Jacobs, difatti, ha citato l’elevato livello di concentrazione del mercato azionario statunitense, dove una manciata di titoli tecnologici a grande capitalizzazione rappresenta ormai una quota sproporzionata dei rendimenti. Si pensi che i titoli dei cosiddetti “Magnificent Seven” rappresentano oltre il 40% dell’indice S&P 500.

Da notare che sta emergendo una significativa consapevolezza degli investitori: tant’è che, come modo di gestire il rischio – o per dirla con Scott Card, pensare a soluzioni a problemi che non abbiamo ancora visto – molti operatori stanno diversificando il proprio portafoglio nei confronti del mercato azionario statunitense.

Ci si può muovere sulla generazione di reddito tenendo conto del contesto dei tassi di interesse e delle aspettative di nuovi tagli da parte della Federal Reserve, ipotizzando potenziali riposizionamenti: «Siamo in un contesto di tassi di interesse in calo. Ci aspettiamo alcuni tagli quest’anno. Dobbiamo trovare nuove fonti di reddito per diversificare il portafoglio», ha detto Jacobs.

Inoltre, gli episodi di volatilità stanno diventando sempre più frequenti e i tradizionali modelli di costruzione del portafoglio che si affidano alle obbligazioni per attenuare i rischi delle azioni — tipicamente il cosiddetto portafoglio 60/40 — potrebbero dimostrarsi meno affidabili nei periodi di stress. Dunque, secondo Jacobs, bisogna chiedersi: «dove si può davvero ottenere diversificazione per il portafoglio?».

Nella prospettiva annuale 2026 di BlackRock, “AI, income & diversifiers”, si ipotizzano alcune alternative, come mercati privati, hedge fund o comunque asset che si comportano in modo differente da azioni e obbligazioni “tradizionali”.

Nel contesto di un portafoglio globale, comunque, BlackRock incoraggia a non concentrarsi solo sugli USA, ma anche a considerare mercati internazionali. Alcuni settori europei potrebbero essere avvantaggiati dal contesto economico, da fondamentali solidi e da valutazioni interessanti, per esempio titoli nei comparti finanziario, industria/manifatturiero, utility ed healthcare.

Passando ai mercati emergenti, è utile fare un focus sull’obbligazionario. Le nazioni emergenti, nel 2025, hanno avuto un anno generalmente positivo: le obbligazioni emesse nella valuta dei singoli Paesi hanno ottenuto buoni risultati.

Per BlackRock, però, lo scenario sta per cambiare. Guardando avanti, «vediamo maggiori opportunità nelle obbligazioni dei mercati emergenti emesse in dollari o in altre valute forti». Infatti, «un dollaro più debole, tassi statunitensi più bassi e politiche economiche più prudenti hanno migliorato la solidità finanziaria di molti Paesi emergenti, come dimostrano i recenti miglioramenti nei giudizi di rating sul debito sovrano».