Swiss Mirror – Un 2026 di sfide e crescita
- 8 Gennaio 2026
- Posted by: VectorWM
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Con la chiusura del 2025 è tempo di fare bilanci sugli scorsi 12 mesi e previsioni sul futuro. Partiamo da una premessa: l’ultimo anno, per la Svizzera, è stato caratterizzato da una notevole volatilità dei dati relativi al commercio estero e al PIL, anche per via delle altalenanti politiche tariffarie di Donald Trump.
In attesa dei dati finali, il prodotto interno lordo dovrebbe essere aumentato dell’1,3–1,4% nel 2025. Da notare che questo risultato è di particolare rilievo, considerando che l’economia svizzera si è contratta dello 0,5% nel terzo trimestre, poiché i dazi americani iniziali hanno colpito l’industria chimico-farmaceutica.
La successiva riduzione delle tariffe sui prodotti elvetici ha cambiato le carte in tavola, rafforzando le prospettive di pianificazione per i settori e le aziende direttamente interessati. I rapporti Svizzera-Usa nel 2026 dovrebbero essere dunque meno tesi, ma l’incertezza globale che circonda la politica commerciale ed economica rimane elevata e il franco svizzero, in tale contesto, continua ad essere molto apprezzato.
Il gruppo di esperti della Confederazione per le previsioni economiche, nella sua ultima analisi di dicembre, ha leggermente rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita. L’economia dovrebbe aumentare dell’1,1% nel 2026.
Il commercio estero dovrebbe fornire uno stimolo positivo, sebbene moderato, nel prossimo anno, con le esportazioni di beni nei prossimi trimestri che potrebbero registrare buone performance. Da notare che per gli esperti, tuttavia, sarà la domanda interna il principale motore della crescita. I consumi privati dovrebbero rimanere solidi e l’attività di investimento dovrebbe rafforzarsi. Il basso livello di inflazione potrebbe inoltre rappresentare un supporto per i redditi reali, in quanto dovrebbe rimanere contenuta sotto l’1% nel 2026.
«Un potenziale deterioramento del mercato del lavoro il prossimo anno rappresenta un rischio al ribasso per l’economia svizzera», ha sottolineato UBS nel suo outlook per quest’anno. Aggiungendo: «Ci aspettiamo solo uno stimolo limitato dal commercio estero nel 2026», poiché resta un impatto dei dazi (seppur ridotti) americani, che sarà controbilanciato da un miglioramento dell’economia tedesca.
Difatti, la Germania nel 2025 ha modificato la propria Costituzione per consentire un finanziamento a debito oltre i limiti precedentemente previsti, al fine di destinare alla spesa per la difesa oltre l’1% del PIL. Senza scordare la creazione un fondo extrabilancio da 500 miliardi di euro distribuito su 12 anni, per ulteriori investimenti infrastrutturali. Se tutto procederà come previsto, ci saranno ricadute positive per l’economia svizzera.
Facendo un focus sulle tariffe trumpiane, l’accordo al 15% (dal 39% precedente) porterà un certo sollievo alle principali esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti. Ma parliamo sempre di un 15% che graverà principalmente su farmaceutica, orologeria, strumenti di precisione, ingegneria meccanica e industria alimentare.
Sul finire del 2025, le azioni dei due grandi colossi farmaceutici svizzeri – Roche e Novartis – sono state sostenute da forti vendite, acquisizioni e risultati positivi di sperimentazioni cliniche. Ci sono alcuni timori che Trump possa tornare alla carica sui farmaci, tuttavia, nonostante l’incertezza e le tariffe, tali società dovrebbero mantenere un significativo slancio anche nel 2026. Si pensi che Novartis, a novembre, ha comunicato di prevedere una crescita delle vendite del 5–6% annuo tra il 2025 e il 2030.
Altro tema importante: gli Stati Uniti sono il principale mercato dell’industria orologiera svizzera, rappresentando circa il 17% delle esportazioni globali. Lo scorso anno il settore ha dimostrato comunque una buona resilienza: nonostante le tensioni commerciali, l’export verso gli Usa nel 2025 dovrebbe essere aumentato del 4%, secondo Vontobel.
Ma non esistono soltanto gli States. Guardando al 2026, il comparto degli orologi di lusso potrebbe rimbalzare in Cina, colpita negli ultimi due anni da una flessione post-Covid e da un mercato immobiliare debole. Secondo diversi analisti, infatti, vi sono segnali che il mercato abbia toccato il fondo e quest’anno sarà il momento della ripresa.
In estrema sintesi, dopo un 2025 che ha mostrato la resilienza svizzera in un contesto complesso, si apre uno 2026 sfidante ma in cui la Confederazione può continuare a crescere, puntando a valorizzare le proprie eccellenze, con un mercato interno solido e un export stabile.

