Ciò che non uccide, fortifica

«Ciò che non mi uccide, mi rende più forte».

Citazione tratta da Il crepuscolo degli idoli, di Friedrich Nietzsche

 

«Ciò che non mi uccide, mi rende più forte». Le parole di Friedrich Nietzsche si rivedono nella storia recente di Alphabet, casa madre di Google. Il gruppo, infatti, nonostante la concorrenza dei big dell’intelligenza artificiale, anziché soccombere punta a diventare ancor più forte.

Andiamo con ordine. In molti, dalla nascita di ChatGPT tre anni fa, hanno sostenuto che Google fosse in ritardo nella corsa per lo sviluppo dell’AI. Era vero? Forse, ma adesso è il momento (probabilmente) di ricredersi.

«Google è sempre stata il dark horse di questa corsa all’AI», ha dichiarato Neil Shah, analista e cofondatore di Counterpoint Research, secondo quanto riportato da Bloomberg. L’esperto ha poi aggiunto che era «un gigante addormentato che ora è completamente sveglio».

Mentre Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, ha spiegato in un’intervista alla BBC che ci troviamo in un momento straordinario dal punto di vista tecnologico, con enormi potenzialità di benefici ma anche di rischi. In ogni caso, non ci si può tirare indietro da questa corsa e, difatti, il gruppo Usa sta accelerando.

Non sono passati inosservati i segnali di una crescente domanda per i chip specializzati di Google, una delle poche alternative valide all’hardware dominante di Nvidia. Questa settimana, si è infatti parlato di potenziali trattative che coinvolgono Meta, la quale vorrebbe assicurarsi l’utilizzo dei semiconduttori della società del gruppo Alphabet.

Inoltre, il modello multiuso di AI più recente di Google, Gemini 3, ha alimentato l’ottimismo sull’azienda per le sue capacità di ragionamento e programmazione, oltre che per compiti di nicchia che avevano messo in difficoltà altri chatbot. Senza scordare il business cloud del colosso statunitense, un tempo considerato secondario, ma che ora sta crescendo, trainato dallo sviluppo di servizi AI e dalla domanda di potenza di calcolo.

Sotto i riflettori ci sono anche gli accordi già finalizzati e annunciati, come la collaborazione sui chip con Anthropic PBC, che hanno rassicurato gli investitori sul fatto che l’azienda può competere con OpenAI (che ha creato ChatGPT) e altri concorrenti.

L’avvento dei sistemi di intelligenza artificiale ha sicuramente messo sotto pressione la Google Search, ma il gigante californiano ha lanciato un “contrattacco”, mostrandosi pronto a evolvere. Tutto questo, potendo contare su alcune caratteristiche peculiari: una enorme mole di dati – che è il terreno ideale per addestrare e affinare i modelli AI – flussi di profitto costanti e una propria infrastruttura di calcolo.

Inoltre, Google è una delle poche aziende che produce ciò che il settore chiama il “full stack” nel computing. In sostanza, realizza dalle app di intelligenza artificiale ai modelli software, fino all’architettura cloud e anche i chip sottostanti. Teoricamente, ciò significa che Google ha maggiore controllo sulla filiera e non deve necessariamente pagare fornitori, a differenza di OpenAI.

Tornando a Gemini 3, la società ha presentato il modello come capace di risolvere complessi problemi scientifici e matematici e affrontare problemi persistenti, come la generazione di immagini con testo sovrapposto scritto in modo errato. Ad oggi, tuttavia, secondo alcuni esperti, l’adozione AI di Google nelle imprese è inferiore a quella di Microsoft e Anthropic.

L’interesse dei consumatori, invece, è sicuramente elevato ma è difficile da valutare in tutta la sua complessità. Google ha recentemente dichiarato che 650 milioni di persone utilizzano la sua app Gemini. OpenAI ha invece comunicato che ChatGPT ha raggiunto 800 milioni di utenti settimanali.

Altro tema da soppesare: Google è un colosso della pubblicità, ma storicamente ha avuto difficoltà a trovare altri modelli commerciali. Il suo business cloud ha riportato ricavi nel terzo trimestre di oltre 15 miliardi di dollari, segnando un aumento del 34% rispetto all’anno precedente. Cifre importanti, ma rimane al terzo posto dietro Microsoft e Amazon Web Services, che nel trimestre più recente hanno registrato vendite cloud nettamente maggiori.

In ultima battuta, «è sicuramente giusto dire che Google è tornata in gioco con Gemini 3», ha dichiarato Thomas Husson, analista di Forrester, a Bloomberg. «In effetti, parafrasando una citazione attribuita a Mark Twain, le notizie sulla morte di Google sono state ampiamente esagerate».