Fusioni e acquisizioni secondo BCG
- 24 Luglio 2025
- Posted by: VectorWM
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«Comprendere il modo in cui il management valuta le acquisizioni è uno dei pochi modi concreti che gli investitori hanno a disposizione per ridurre l’incertezza nella valutazione delle possibilità di successo di un’azienda.»
Citazione tratta da The Investment Checklist, di Michael Shearn
Capire il modus operandi dei manager sul fronte delle acquisizioni è importantissimo. Secondo Michael Shearn, fondatore della società d’investimenti texana Time Value of Money L.P., è addirittura uno dei «pochi modi concreti che gli investitori hanno a disposizione per ridurre l’incertezza nella valutazione delle possibilità di successo di un’azienda».
A fare il punto su quanto stia accadendo in ambito M&A ci ha pensato il Boston Consulting Group (BCG), con una recente analisi.
Andiamo per tappe. All’inizio del 2025, tra gli operatori del mercato fusioni e acquisizioni regnava l’ottimismo. «Le elezioni nelle principali economie si erano concluse, le banche centrali sembravano pronte a fornire chiarezza sui tassi d’interesse, e molti prevedevano una ripresa del mercato», ha scritto BCG.
Tuttavia, il BCG M&A Sentiment Index offriva una visione più cauta. A gennaio, infatti, «l’indice si attestava a 73, segnalando un sottofondo di prudenza sotto l’apparente entusiasmo».
Questa prudenza si è rivelata ben fondata, poiché il mercato globale delle M&A ha subito un rallentamento quando i mercati finanziari hanno reagito bruscamente agli annunci tariffari del presidente USA, Donald Trump, introducendo una volatilità che ha frenato le attività di acquisizione.
Secondo BCG, «sebbene il sentiment si sia parzialmente ripreso dai minimi di inizio anno, le misurazioni più recenti restano sotto la media di lungo periodo (100), segnalando un perdurare dell’incertezza». In pratica, dopo essere crollato ad un minimo storico nell’aprile 2025, l’indice ha registrato un leggero rimbalzo a maggio, ma è ricaduto a giugno, toccando un nuovo minimo di 63 (il 37% al di sotto della media storica).
Tuttavia, bisogna annotare che, dietro il trend globale, si celano andamenti regionali molto differenziati.
In Europa, l’indice di sentiment ha raggiunto quota 85 a giugno, superando per la prima volta in due anni quello del Nord America. L’interesse degli investitori verso il Vecchio Continente è cresciuto, anche grazie alla relativa incertezza negli USA. Tra i settori più dinamici, BCG ha segnalato i servizi finanziari e assicurativi: si pensi al risiko bancario italiano o all’acquisto di Baloise da parte di Helvetia.
In Nord America, l’ottimismo su deregolamentazione, capitali abbondanti da parte di aziende e fondi di private equity, potrebbero favorire il ritorno dei megadeal, specie in settori trainati da innovazioni come AI, semiconduttori e chip. È già accaduto con Google, che ha acquisito Wiz, una startup specializzata in cybersecurity, per 32 miliardi di dollari.
In Asia-Pacifico, invece, il clima resta più complicato, a causa di vari elementi: dall’incertezza politica ed economica all’impatto delle misure commerciali statunitensi. Tuttavia, lo stimolo fiscale in Cina e le riforme in Giappone stanno creando le condizioni per una futura ripresa, ha puntualizzato BCG.
In ogni caso, facendo un bilancio complessivo, le M&A globali nella prima metà del 2025 «sono rimaste relativamente robuste, anche se al di sotto delle aspettative: il valore complessivo è stato di 1,1 trilioni di dollari, in calo del 2% rispetto ai sei mesi precedenti e sotto la media storica».
Oltre alle attività di fusione e acquisizione, è utile fare uno zoom anche sulle IPO. Gli sbarchi in Borsa, inizialmente vivaci nel 2025, hanno rallentato nel secondo trimestre a causa della volatilità. Tuttavia, la pipeline resta solida e condizioni più stabili potrebbero favorire nuove quotazioni.
Un potenziale motivo per cui le aziende potrebbero evitare le IPO è che ricevono molta liquidità dagli investitori privati. Secondo Victor Basta, managing partner di Artis Partners, una banca d’investimento che offre consulenza alle aziende tecnologiche, questo è uno dei motivi per cui realtà importanti come Stripe e SpaceX stanno scegliendo di rimanere private.
Basta ha aggiunto che un mercato difficile in Europa per le nuove emissioni sta spingendo l’interesse per le IPO statunitensi. Inoltre, ha detto che «i mercati europei supportano molto meglio le aziende tradizionali che possono essere valutate in base alla redditività piuttosto che alla crescita». E questa è un’altra differenza rispetto agli States che potrebbe spingere alcune scaleup europee a spostarsi