Eccesso di euforia o cauto ottimismo?

«L’euforia mi aveva reso generoso». Citazione tratta da Il cardellino, di Donna Tartt

«L’euforia mi aveva reso generoso».

Citazione tratta da Il cardellino, di Donna Tartt

«L’euforia mi aveva reso generoso»: una frase semplice, ma con ripercussioni potenzialmente estese e ramificate. Per esempio, sui mercati, l’euforia che porta all’eccesso di generosità da parte degli investitori può creare valutazioni gonfiate. Ed è un tema attuale, poiché sentiamo parlare sempre più spesso di “bolla dell’AI”: ma è davvero così?

Nell’ultimo biennio, i titoli tech hanno spinto i mercati verso l’alto, sostenuti dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale, e si moltiplicano i paragoni con l’era “dot-com”. Valutazioni importanti, investimenti elevati e accordi tali da confondere i confini tra clienti, fornitori e gestori di capacità: sono caratteristiche che possono preoccupare, tuttavia vanno contestualizzate.

Secondo un approfondimento di BlackRock, «sebbene sia difficile ignorare i richiami a fasi di euforia passate, un’analisi più approfondita mostra uno scenario profondamente diverso».

A differenza della frenesia speculativa di fine anni ’90 e inizio 2000, «i leader tecnologici attuali si basano su fondamenta solide. Elevata redditività, generazione costante di cassa e bilanci sani offrono basi per investimenti e crescita sostenibili».

Difatti, l’indice S&P 500 Information Technology scambia a circa 30 volte gli utili attesi (dato aggiornato all’11 novembre), un livello significativo ma ben inferiore al multiplo 55x raggiunto al picco della bolla “dot-com”. Per BlackRock, «le valutazioni attuali riflettono ricavi reali, modelli di business comprovati e un’adozione accelerata dell’IA in molti settori».

Un altro elemento differenziante è la modalità di finanziamento: la maggior parte degli investimenti legati all’IA è coperta da utili reinvestiti e liquidità aziendale, non da debito. Dunque, il settore è più resistente ai tassi elevati e meno esposto a shock di liquidità.

L’AI, inoltre, riveste una crescente rilevanza macroeconomica. «La domanda globale di data center dovrebbe crescere tra il 19% e il 22% l’anno fino al 2030, trainata dal bisogno crescente di potenza di calcolo e capacità di archiviazione», ha sottolineato BlackRock.

Gli attori coinvolti – dai produttori di semiconduttori ai provider cloud fino alle società di infrastrutture di rete – stanno investendo massicciamente per soddisfare questa domanda. E questo contribuisce alla crescita economica: «La spesa in conto capitale legata all’IA — chip, data center e infrastrutture collegate — ha rappresentato oltre 1 punto percentuale del PIL statunitense nel secondo trimestre 2025».

In aggiunta, con l’aumento dell’adozione di AI da parte di imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, si crea un “circolo virtuoso” che sostiene l’intera catena del valore tecnologica.

Bisogna poi sottolineare che oggi gli investitori appaiono più cauti e disciplinati, mentre negli anni ’90 i mercati azionari erano alimentati da flussi speculativi e dall’euforia del retail.

Tra gennaio e i primi giorni di novembre, i fondi comuni e gli ETF azionari statunitensi hanno registrato deflussi netti per circa 45 miliardi di dollari, mentre i fondi tecnologici hanno raccolto afflussi moderati per 14 miliardi, assai lontani dai 54 miliardi del picco “dot-com”. «Ciò indica un approccio di cauto ottimismo, non di entusiasmo incontrollato», secondo BlackRock.

Addirittura, il consulente medio risulta sottopesato in titoli tecnologici: «un portafoglio “moderato” analizzato mostra un’esposizione media del 25,5%, cioè 9 punti percentuali in meno rispetto all’S&P 500».

È interessante riflettere anche sulla posizione del presidente di Microsoft, Brad Smith: Fortune gli ha chiesto di recente se l’AI fosse una bolla. La risposta: «Da una prospettiva a lungo termine, penso che la risposta sia no», ritenendo che potenzialmente «abbiamo davanti a noi anni, se non decenni, di crescita».

Certo, soprattutto nel breve termine, potranno esserci fasi di volatilità e sacche di euforia, ma le basi del rally tecnologico al momento sembrano ancorate a utili, innovazione e reali guadagni di produttività. La sfida è partecipare efficacemente a questa trasformazione, bilanciando l’esposizione sul tech con diversificazione e disciplina all’interno dei propri portafogli. Senza cedere a possibili eccessi di euforia, ma nemmeno a eccessi di pessimismo.

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