Swiss Mirror – Il coronavirus e la forza elvetica

Il coronavirus si sta diffondendo in tutto il mondo, ma la Svizzera, più di altre nazioni, ha le carte in regola per reggere all’urto e limitare i danni, sia umani che economici. La Confederazione arriva da un quarto trimestre 2019 in cui il PIL è cresciuto dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, secondo i dati della segreteria di Stato dell’economia (SECO). Entrando nel dettaglio si nota un risultato importante da parte del commercio, aumentato sensibilmente (+1,2%) grazie soprattutto alla vendita di automobili. Inoltre, dopo due trimestri negativi, i servizi alle imprese sono tornati al rialzo (+0,2 %).

Complessivamente, lo scorso anno, il Prodotto Interno Lordo ha registrato un aumento dello 0,9% rispetto al 2018. La SECO, in un comunicato ufficiale, scrive: «Come nell’anno precedente, l’industria manifatturiera si è rivelata la più importante colonna portante dello sviluppo economico, nonostante la notevole eterogeneità tra i singoli settori. Anche i servizi hanno contribuito all’aumento fatto registrare dal PIL, anche se in misura minore rispetto al 2018. Per quanto riguarda il lato spesa, la crescita è stata sostenuta sia dal commercio estero che dalla domanda interna».

Notizie positive arrivano dal mondo del lavoro. Secondo i rilevamenti effettuati dalla Segreteria di Stato dell’economia, alla fine del mese scorso erano iscritti 117.822 disoccupati presso gli uffici regionali di collocamento (URC), ovvero 3.196 in meno rispetto a gennaio. Il tasso di disoccupazione è diminuito al 2,5% rispetto al 2,6% del mese precedente. Su base annua, invece, il numero di disoccupati è diminuito di 1.651 unità (-1,4%). Se guardiamo alla disoccupazione giovanile, ossia quella che riguarda le persone comprese tra i 15 e i 24 anni di età, il risultato è diminuito di 477 unità su base mensile (-3,8%) arrivando al totale di 12.120, un dato che corrisponde a 659 persone in meno rispetto a febbraio 2019 (-5,2).

Adesso, uno dei settori che – inevitabilmente – sarà maggiormente colpito dal coronavirus è il turismo. A rendere un po’ meno amara questa situazione è il dato di gennaio, quando, come si legge nel bollettino pubblicato dall’Ufficio federale di statistica (UST), i pernottamenti sono cresciuti del 6,3% a 3 milioni. Svizzeri e stranieri si sono divisi equamente nel settore alberghiero: 1,5 milioni di notti in hotel a testa. L’aumento maggiore si nota tra i cittadini elvetici (+7%) mentre i turisti provenienti da altre nazioni sono saliti del 5,7%. Tra questi ultimi, la classifica è guidata dai tedeschi, seguiti da statunitensi e britannici.

Dal punto di vista dei contagi, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha confermato oltre 600 casi, di cui tre nel Principato del Liechtenstein. Nelle scorse settimane il governo aveva adottato diverse misure tra cui il divieto delle manifestazioni con più di 1.000 partecipanti e una stima del rischio obbligatoria, consultandosi con le autorità cantonali, per gli eventi a partire da 150 persone.

Sul fronte sanitario, già prima del coronavirus, la Svizzera aveva intrapreso un cammino per potenziare e promuovere lo sviluppo della qualità delle prestazioni mediche su tutti i livelli. Il Parlamento aveva infatti adottato nel giugno 2019 la revisione parziale della legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal). Sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica viene specificato che il «Consiglio federale stabilirà ogni quattro anni gli obiettivi da raggiungere in materia di miglioramento della qualità delle cure. Per questo compito potrà avvalersi della Commissione federale per la qualità, che, composta da quindici membri, sarà incaricata di consigliarlo e di attuare gli obiettivi stabiliti». Al centro della legge ci sono anche le federazioni di fornitori di prestazioni e di assicuratori, le quali dovranno concludere delle convenzioni sulla qualità valide in tutta la Svizzera; inoltre saranno tenute a informare ogni anno la Commissione federale per la qualità e il Consiglio federale sugli obiettivi raggiunti e sulle iniziative di miglioramento da attuare. La procedura di consultazione durerà fino al prossimo 15 giugno. Guardando esclusivamente all’impatto del coronavirus, nei prossimi giorni potrebbero essere invece prese ulteriori decisioni immediate per contenere la diffusione.