Qualcosa di straordinario

«Malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che ci succeda qualcosa di straordinario»

Citazione tratta dal libro E l’eco rispose, di Khaled Hosseini

 

La situazione sui mercati può essere descritta con le parole di Khaled Hosseini. «Malgrado le difficoltà» sorte con il coronavirus, i mercati si aspettano che «succeda qualcosa di straordinario». Come una ulteriore discesa in campo delle banche centrali che, in parte, è già avvenuta. La Federal Reserve, che fino a poco tempo fa sembrava destinata a mantenere invariati i tassi d’interesse, questa settimana ha deciso a sorpresa di tagliarli di 50 punti base nell’intervallo 1%-1,25%. È la prima volta dalla crisi finanziaria del 2008 che l’istituto decide una sforbiciata al di fuori delle riunioni programmate.  Abbassare i tassi di mezzo punto percentuale «aiuterà l’economia statunitense a restare forte». Lo ha dichiarato il presidente della FED, Jerome Powell, nella conferenza stampa convocata per spiegare i motivi della mossa “straordinaria”. Il banchiere ha poi spiegato che il coronavirus «ha portato nuove minacce e rischi» e «avrà un peso sulle attività economiche negli Stati Uniti e all’estero». Anche se è difficile quantificare l’impatto sull’economia globale. Powell, inoltre, ha aggiunto che «La FED continuerà a monitorare la situazione da vicino e a usare gli strumenti appropriati».

Il taglio di 50 punti base, tuttavia, ha lasciato insoddisfatto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’inquilino della Casa Bianca ha chiesto all’istituto «fare di più». «È il momento per la FED di svolgere un ruolo di guida», allentando di più la politica monetaria e tagliando di più i tassi, ha scritto su Twitter. Nel frattempo, Camera e Senato hanno raggiunto un accordo bipartisan per stanziare un fondo da 8,3 miliardi di dollari al fine di contrastare l’epidemia. Le risorse saranno utilizzate per la ricerca di un vaccino, e per test e farmaci ad hoc per il trattamento delle persone infette; una decisione accolta positivamente dai mercati. Per avere un maggiore margine d’intervento nel contenimento del virus, California, Florida e stato di Washington hanno dichiarato lo stato di emergenza.

Sul versante politico, sotto i riflettori ci sono le primarie democratiche. Durante il Super Tuesday, Joe Biden ha portato a casa una serie di vittorie che ora lo rendono il probabile candidato che sfiderà Donald Trump nelle elezioni presidenziali di novembre. L’idea piace a Wall Street: le posizioni del politico centrista vengono ritenute più favorevoli a mercati e imprese rispetto a quelle radicali di Bernie Sanders, l’altro grande protagonista delle primarie dem.

Nel Vecchio Continente, intanto, anche la Banca Centrale Europea si prepara a scendere in campo contro il coronavirus. Nei giorni scorsi, il presidente Christine Lagarde ha detto che l’istituto è pronto «a prendere le misure appropriate e mirate, se necessario». Tra i possibili interventi, c’è un ulteriore taglio del tasso di deposito, che potrebbe essere portato a -0,6% dall’attuale -0,5%, in occasione della riunione del 12 marzo. Sull’argomento è intervenuto anche il vicepresidente della BCE, Luis de Guindos, il quale ha detto che la diffusione del virus potrebbe danneggiare le esportazioni dell’Eurozona, interrompere la catena di approvvigionamento delle imprese e rallentare la domanda di servizi. Il banchiere ha anche sottolineato che «il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, a seconda dei casi, per garantire che l’inflazione si muova verso il suo obiettivo in modo sostenuto».

L’atteggiamento “straordinario” della BCE, così come quello della Federal Reserve, è coerente con l’allarme lanciato dall’OCSE. L’ente internazionale ha infatti detto di recente che «l’economia globale è a rischio», e ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita. Quest’anno sarà pari al 2,4%, ovvero 0,5 punti in meno rispetto alle precedenti previsioni. Il risultato atteso per il 2021, invece, è stato alzato di 0,3 punti a +3,3%. Il danno peggiore lo subisce la Cina, con un PIL previsto al di sotto del 5% nel 2020 (-0,8% rispetto alle stime di novembre). Come contromisura, Pechino ha deciso questa settimana di stanziare il corrispettivo di circa 16 miliardi di dollari in fondi aggiuntivi da destinare alle attività di prevenzione e di controllo dell’epidemia. Ieri sono stati registrati 31 mori per il coronavirus e 139 nuovi contagi. I casi confermati nel Paese asiatico sono arrivati così a oltre 80.400.