La cura

«Tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura, ma pochi premiano gli atti di prevenzione»
Citazione tratta da Il cigno nero, di Nassim Nicholas Taleb

 

«Tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura», scrive Nassim Nicholas Taleb. Vale anche per il coronavirus: sarebbe stato meglio prevenirlo, se mai fosse stato possibile prevenire una pandemia di questo genere. Ma ormai c’è, e in tutto il mondo si cerca una cura, sia dal punto di vista medico che economico.

Il presidente USA, Donald Trump, ha annunciato ieri misure di pronto soccorso economico da mille miliardi. Il Pentagono scende in campo per reperire mascherine protettive, ventilatori e kit per i test, come quelli arrivati in Tennessee dalla base militare italiana di Aviano. Casa Bianca, Tesoro e Senato, intanto, stanno mettendo a punto il pacchetto economico. La parte più consistente (500 miliardi di dollari) secondo la bozza dell’intervento sarà distribuita «ai singoli contribuenti» e sarà modulata in base al reddito e al nucleo familiare.

La Federal Reserve, come cura iniziale, domenica 15 marzo ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse allo 0-0,25%. Si tratta del secondo taglio in poco tempo e soprattutto di una riduzione secca di un punto percentuale. La Banca centrale statunitense, il 3 marzo, aveva già sforbiciato i tassi di mezzo punto portandoli all’1-1,25%, in quella che era stata la sua prima riduzione di emergenza – ovvero al di fuori delle riunioni programmate – dallo scoppio della crisi del 2008. Oltre a portare i tassi di interesse a zero, l’istituto guidato da Jerome Powell ha lanciato un piano di Quantitative Easing per acquistare 700 miliardi di dollari di titoli di stato e obbligazioni garantite da mutui. Trump, dopo tante critiche alla FED, si è detto «felice» per questa scelta, definendola «un grande passo». Ma la cura passa anche da un’azione coordinata tra le banche centrali mondiali per assicurare liquidità a sostegno dell’economia. BCE, Banca del Canada, Bank of England, Bank of Japan e Banca nazionale svizzera hanno stretto un accordo con la Federal Reserve al fine di facilitare il rifornimento in dollari da parte delle banche di questi Paesi.

Facendo uno zoom sull’Europa, è d’obbligo parlare della riunione (telefonica) d’emergenza di ieri sera, prolungatasi fino a notte, del Consiglio della Banca centrale europea per affrontare la corsa degli spread. Così, verso la mezzanotte, è arrivata la decisione: l’Eurotower schiererà un bazooka da 750 miliardi di euro di titoli pubblici e privati da acquistare entro la fine dell’anno, una novità accolta con favore dagli operatori (i listini del Vecchio Continente stamattina hanno aperto in rialzo e gli spread erano in calo). «Non ci sarà alcun limite pur di salvare l’euro», ha detto a fine vertice Christine Lagarde, presidente dell’istituto. Una cura che va ad ampliare la scelta presa settimana scorsa, quando il Quantitative Easing era stato rafforzato con un piano di acquisti aggiuntivi da 120 miliardi di euro per il 2020. La riunione di emergenza corregge il tiro rispetto a una precedente dichiarazione ambigua di Lagarde circa il ruolo dell’Eurotower nel contenimento degli spread, criticata da più parti, che aveva gettato i mercati nel panico. Inoltre, in un comunicato diffuso ieri, è stato specificato che «la BCE continuerà a monitorare da vicino le conseguenze per l’economia della diffusione del coronavirus ed è pronta ad aggiustare le proprie misure, se fosse opportuno, se questo dovesse salvaguardare le condizioni di liquidità nel sistema bancario e per assicurare una trasmissione fluida della sua politica monetari a tutte le giurisdizioni».

I mercati, nonostante le varie cure proposte sinora, potrebbero avere necessità di ulteriori interventi. Un po’ di speranza arriva dalla Cina, dove il peggio sembra ormai alle spalle. I negozi tornano ad aprire le serrande e Bloomberg parla addirittura di «revenge spending», ovvero spesa di vendetta contro il coronavirus per tutte le privazioni sopportate. Un esempio? L’85% delle 3.600 gioiellerie della più grande catena cinese, Chow Tai Fook Jewellery Group, che è anche il primo gruppo del settore al mondo per fatturato, sono di nuovo operative. Certo, con alcune precauzioni: mascherine per gli addetti e accessi contingentati. Fuori da ogni negozio ci sono già le code, e lo stesso vale per i punti vendita di alcuni marchi del lusso come Chanel. Non bisogna abbassare la guardia, ma la cura cinese sta dando i primi frutti. Si spera di una lunga serie.